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Dà un calcio alla ex in chiesa durante comunione del figlio, arrestato

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Carabinieri

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Viterbo – (sil.co.) – Sferra un calcio alla ex in chiesa durante la prima comunione del figlio. Era il 6 maggio scorso e due giorni dopo l’uomo, che a marzo era stato allontanato dopo innumerevoli denunce, è finito ai domiciliari, dove si trova tuttora, con l’accusa di stalking. Ad appena quattro mesi di distanza, venerdì si è aperto il processo a suo carico, davanti al giudice Gaetano Mautone, che per prima ha sentito la vittima.

Una deposizione drammatica quella della donna, una 43enne, che dopo diciannove ha deciso di lasciare il compagno nel febbraio 2017, sporgendo a giugno la prima di innumerevoli denunce e raccontando il violento pestaggio che l’ha convinta a rompere col padre di suo figlio, un bambino che l’imputato avrebbe strumentalizzato per tormentare la ex dopo la separazione. 

“Era cambiato già da due-tre anni. Quella sera abbiamo avuto una discussione, lui mi ha presa per il collo e siccome per divincolarmi gli ho strappato gli occhiali mi ha dato due pugni con la rincorsa in pieno seno. Dopo un anno e mezzo, ho ancora un ematoma interno. Quando ho deciso di chiudere, in tre-quattro mesi ho perso 27 chili”.

Raccontando l’episodio della Comunione è scoppiata in lacrime. “Siccome quel weekend nostro figlio doveva stare con lui, lo minacciava di non fargliela fare se in chiesta ci fossi stata io coi miei parenti. Fino all’ultimo abbiamo temuto che non lo portasse, che sparisse con il bambino. Immaginando che avrebbe fatto sceneggiate, ci siamo nascosti dietro l’altare. Ma quando mi sono chinata sul bimbo per dargli un bacio, al momento della foto di gruppo, mi è venuto contro e mi ha sferrato un calcio davanti a tutti. L’8 maggio lo hanno arrestato. Quando parlava di me col bambino non gli diceva la mamma, ma la scrofa, la troia, la schifosa”, ha detto la donna.

“Su facebook ha pubblicato una decina di post allusivi, palesemente contro di me, scrivendo ‘cagna sempre in  calore’, specificando il lavoro che faccio e il mio indirizzo, mancavano solo nome e cognome. Mi seguiva oppure mi precedeva in auto, giocando a scartarella per sorpassarmi o farsi sorpassare e cercando di provocare delle collisioni. Una volta l’ho tamponato e per paura della sua reazione ho dovuto chiamare il 112 e farmi aspettare dai carabinieri fuori della caserma. Un’altra volta mi ha inchiodato davanti, è sceso e si è messo a braccia spalancate in mezzo alla carreggiata, gli ho fatto un video col telefonino”.

Un incubo: “Fino all’arresto, anche dopo l’allontanamento, me lo trovavo sempre dappertutto, che mi dava della scrofa e mi fulminava con lo sguardo minaccioso e cattivo. Guidavo con gli occhi fissi sullo specchietto retrovisore sapendo che prima o dopo mi avrebbe sventagliato con i fari o me lo sarei trovato incollato dietro. Ho anche portato la macchina dal meccanico, convinta che mi seguisse tramite il telefonino oppure che mi avesse messo qualcosa sulla macchina”. 

La 43enne, che lavora in un centro commerciale, è stata costretta a chiamare in soccorso la vigilanza.”Siccome a fine turno era perennemente appostato nel parcheggio ad aspettarmi, pronto a inseguirmi o a farmi le scenate, mi facevano lasciare la macchina sotto le telecamere così la sicurezza, prima che io uscissi, poteva vedere se lui era nei pressi. Lo scorso 31 dicembre, lo hanno visto che si infilava nella galleria, allora mi ha accompagnato fuori il capo della sicurezza, da un percorso interno, in modo da farmi guadagnare tempo per giungere a casa”. 

 


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