Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Al mio ritorno la prima parola che mi è venuta in mente è “assuefazione”. Non so perché.
Che c’entra con un viaggio?
L’assuefazione è quello stato psicologico che chiude gli orizzonti a nuove prospettive e non fa vedere oltre il proprio naso.
Mettere piedi in Corea è stato come uno svegliarmi e dirmi “ci sono altri orizzonti, c’è un altro modo di vivere”.
– Ho avuto la sensazione che ero assuefatto ormai all’aggressività fisica e verbale del mio paese: e mi dicevo eve essere soltanto così, anche i politici (per quanto li vedo alla tv), gli opinionisti, le notizie sui giornali o sui mezzi di comunicazione sociale, gli sportivi, hanno soltanto un mezzo per comunicare “l’aggressività”, l’urlo, il dover sopraffare il nemico ad ogni costo.
Non sapevo più se il dialogo silenzioso o sottovoce fosse possibile, l’ascolto delle ragioni dell’altro, il condividere, magari in parte, le ragioni dell’avversario, senza sopraffare , ammettendo che anche gli altri possono avere ragione. Ero assuefatto.
Ho scoperto che esiste il rispetto: il rispetto dell’ uomo, il rispetto delle opinioni altrui, il rispetto nel confrontare le opinioni diverse. Ho scoperto che si può dialogare. Questo era diventato soltanto un concetto astratto, che non aveva radici concrete. L’ho scoperto in Corea, ove il primo approccio è stato vedere il rispetto delle persone. Forse dovuto alla cultura del Confucianesimo radicato nella popolazione.
– Ero assuefatto all’idea che la sporcizia fa parte del nostro vivere civile in un mondo consumistico che produce scarti in abbondanza ed è difficile smaltire.
Poi ho visto che si può smaltire tutto e che si può camminare su strade pulite, vivere in ambienti puliti: ‘uomo può non imbrattare la natura, ma può custodirla e renderla migliore.
– Ero assuefatto all’idea del disordine come cultura perchè vivo in un ambiente ove è cultura imbrattare i muri, urlare di notte, litigare per un nonnulla , usare prepotenze di ogni genere.
In Korea Non ho trovato un poliziotto per strada, perché ognuno sa quale è il proprio dovere e il rispetto dell’altro e dell’ambiente: ero assuefatto al fatto che alcune cose da noi non vengono fatte soltanto per paura, senza convinzione interiore o per educazione.
E mi son detto: per capire il mio paese debbo andare spesso fuori, e capire che il mio paese non è il migliore, gli italiani non sono i più furbi, la nostra ricca cultura siamo noi i primi a non praticarla.
L’Italia è il territorio più bello del pianeta terra, ma questo non è merito degli italiani, ce lo ha dato Dio così bello… noi però siamo soltanto capaci di renderlo peggiore: sporco e disorganizzato.
Le opere d’arte di cui ci gloriamo, sono frutto del passato, e noi siamo soltanto custodi e dovremmo conservarli… ma non siamo capaci neanche di questo.
Come conclusione debbo ammettere che l’assuefazione è il limite della crescita umana e culturale, e mettere il naso fuori i confini, può soltanto arricchire… non siamo i migliori, ma possiamo imparare molto anche dagli altri e migliorare noi stessi.
Don Alberto Canuzzi
