Viterbo – (sil.co.) – Pausa estiva finita, riprendono questa settimana, subito dopo Santa Rosa, le udienze penali nelle aule al pianoterra del palagiustizia del Riello.
Si comincia subito domani, giovedì 6 settembre, con un processo “caldo”, scaturito da un’inchiesta lampo della procura risalente al gennaio 2017, giunto al rush finale dopo poco più di un anno, lo scorso luglio, con la richiesta di condanna per entrambi gli imputati.
E’ il caso del produttore di nocciole dei Cimini, accusato con un presunto complice di estorsione e sequestro di persona da un suo operaio e dal cognato, che la coppia avrebbe picchiato e segregato in una botola da officina. ritenendoli colpevoli di un maxifurto di macchinari e attrezzature agricoli.
L’accusa ha chiesto due condanne, a un anno e otto mesi e a un anno e due mesi. Il giudice Giacomo Autizi ha rinviato a oggi la sentenza.
Sempre questa settimana, ma venerdì 7 settembre, torneranno invece davanti alla gip Rita Cialoni i quattro giovani viterbesi arrestati nel giugno 2017, quattro mesi dopo il pestaggio, avvenuto a febbraio dell’anno scorso, l’ultimo sabato di carnevale, di uno studente universitario fuori un locale di via Valle Piatta.
Spetterà al giudice per le indagini preliminari sciogliere il delicato nodo delle due richieste di patteggiamento e altrettante di messa in prova da parte degli imputati. In caso le richieste delle difese vengano rigettate, sarebbe già pronto a costituirsi parte civile in un eventuale processo e a chiedere un maxi risarcimento di 100mila euro per i danni morali e materiali la vittima, che ha riportato una frattura al naso.
La prossima settimana, nel frattempo, promette scintille.
Tra i processi più datati, vittime da anni dei più svariati rinvii, dalle astensioni alle sospensioni elettorali ai vizi di notifica, c’è attesa per quello a carico del presunto centauro alla guida di una potente moto che la notte tra il 31 agosto e il 1 settembre del 2013 si è schiantata su strada Dogana, a bordo della quale viaggiavano due amici di ritorno dal mare.
Sul banco degli imputati il sopravvissuto che avrebbe cercato di scaricare sulla vittima la responsabilità dell’incidente, indicando nell’amico ormai morto il conducente del mezzo.
E’ accusato di omicidio colposo. Da oltre cinque anni sono in attesa di giustizia i familiari di quello che dunque, secondo l’accusa, sarebbe stato soltanto il passeggero.


