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“La bellezza in lettere maiuscole”

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Un momento della visita

Un momento della visita

Il Cristo Portacroce di Michelangelo

Il Cristo Portacroce di Michelangelo

Don Cleto

Don Cleto

Bassano Romano negli affreschi della villa Giustiniani Odescalchi

Bassano Romano negli affreschi della villa Giustiniani Odescalchi

Bassano Romano - Il monastero di San Vincenzo

Bassano Romano – Il monastero di San Vincenzo

Bassano Romano – Terza e ultima puntata del diario di viaggio redatto dal noto scrittore spagnolo Juan Manuel De Prada in esclusiva per Tusciaweb, Ancora una volta in compagnia di Antonello Ricci e Marco D’Aureli di Banda del racconto (foto-racconto di quest’ultimo) attraverso i paesaggi perduti della Tuscia. Tappa stavolta nella splendida “Cenerentola” Bassano Romano, tra il Cristo Portacroce di Michelangelo e la villa Giustiniani Odescalchi coi suoi affreschi e le sue suggestioni dal set felliniano della “Dolce vita”.


(Trittico di agosto, 3 – Ultima sosta: la splendida “Cenerentola” dimenticata dalle guide turistiche)

Antonello Ricci ci ha riservato un’ultima sorpresa, con cui abbiamo concluso questo trittico del nostro nuovo soggiorno nella Tuscia. Durante le mie due visite precedenti, avevo cercato di visitare Bassano Romano, per contemplare il “Cristo Portacroce” attribuito a Michelangelo e conservato nella chiesa del monastero di San Vincenzo; ma anche per visitare la villa Giustiniani Odescalchi, dove Fellini girò alcune scene del suo famoso film “La dolce vita”. Tutti i miei sforzi però erano stati inutili: in nessun ufficio turistico ero riuscito a informarmi in modo affidabile sull’orario di visita di questi due gioielli artistici; in realtà, non avevo nemmeno avuto la conferma che fosse possibile visitarli.

Antonello, il nostro angelo alato (e pieno di orecchini nelle orecchie) è riuscito invece a contattare sia i padri del monastero di San Vincenzo che i coraggiosi volontari responsabili dell’organizzazione delle visite alla bellissima villa di Bassano.

Così sabato mattina, accompagnato dal discreto e affettuoso Marco D’Aureli, Antonello ci ha condotto con la sua “accattivante” macchina (quasi un catorcio) a questo splendido paese della Tuscia, misteriosamente escluso dalle guide turistiche che ho avuto l’opportunità di consultare, ove non gli è dedicata una sola riga. Forse tale omissione può essere spiegata col fatto che al Cristo Risorto di Bassano non può bastare certo qualche miserabile riga, o anche un paio di pagine… la Bellezza in lettere maiuscole non può essere descritta con la prosa mediocre di una guida!

E questo Cristo Risorto di Bassano Romano è, in verità, Bellezza incarnata nel marmo. L’armonia delle sue proporzioni anatomiche, la delicata forza di questo corpo che mostra le stimmate della Passione; i suoi attributi virili respingono però anche la mia pallida prosa. Il visitatore dovrebbe affrontarlo e contemplarlo con emozione e devozione arrese; si dovrebbe infilare il dito nella ferita del costato (proprio come ha fatto Antonello, questo nuovo San Tommaso della Tuscia) per godere appieno la sublime esperienza estetica e spirituale che l’opera offre.

Abbiamo potuto contemplare la scultura di Michelangelo – pur con la croce rimossa da qualche giorno in vista della spedizione della scultura in Cina per una grande mostra – grazie alla generosità del giovane don Alessandro e del veterano don Cleto, un prete di quelli che ancora sanno vestirsi elegantemente in tonaca.

Don Cleto ha accuratamente spiegato tutti gli alti e bassi subiti da questo splendido lavoro, che Michelangelo superstiziosamente volle archiviare quando scoprì sul volto di Cristo una vena oscura nel marmo – quasi lo solcasse una macchia di fuliggine – convincendosi che Dio stesso disapprovasse il suo sforzo. Non c’è dubbio che si era sbagliato: se Cristo ha parlato con l’artista attraverso questa vena è stato piuttosto per esprimere la sua gratitudine per essere stato egli in grado di mostrare l’unione ipostatica della sua natura – insieme umana e divina – in un modo così maestoso e gloriosamente carnale.

Perché il Cristo Portacroce di Bassano Romano è, infatti, un corpo glorioso splendente di candore, il quale ci ricorda che questa espressione di bellezza che è la Risurrezione è raggiunta attraverso la nostra debole carne mortale. Questo il mistero dell’Incarnazione, che raggiunge la sua espressione più sublime nella risurrezione della carne. E il Cristo Portacroce di Bassano Romano ci parla di tali sublimi misteri con un’eloquenza di fronte alla quale il visitatore può solo annuire emozionato, felicemente spossato da tanta Bellezza.

Un po’ di questa felicità si estende fino alla villa Giustiniani Odescalchi, le cui stanze offrono un ricco repertorio di affreschi datati tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. La celebrazione pagana è mista con l’esaltazione delle virtù in un ciclo meravigliosamente conservato che si apre con la favola di Amore e Psiche e raggiunge il suo picco finale con la carrellata su varie scene delle “Metamorfosi” di Ovidio, di un affascinante manierismo.

Purtroppo, i giardini della villa (saccheggiate le loro statue) non hanno avuto la stessa sorte degli affreschi del piano nobile e oggi sono a malapena riconoscibili. Ma la dedizione dei volontari della Proloco di Bassano Romano e un adeguato intervento pubblico hanno permesso di salvare questo gioiello architettonico e artistico; qualcosa che, purtroppo, non si può dire di altri palazzi preziosi della Tuscia (si pensi, in particolare, al palazzo Chigi Albani in Soriano nel Cimino, ridotto in condizioni deplorevoli, ancora in attesa di un intervento miracoloso che possa scamparlo dal ridursi a discarica).

Di ritorno a Viterbo, promettiamo ad Antonello, menestrello colmo di abnegazione delle bellezze tusciane, che l’anno prossimo saremo di ritorno alla sua terra. La terra più bella e ospitale del mondo. (3 – fine)

Juan Manuel De Prada


Da tre anni lo scrittore spagnolo Juan Manuel De Prada, fra i romanzieri più noti nonché ammirato e controverso opinionista per la carta stampata e la televisione iberiche, trascorre le sue vacanze nella Tuscia.

Pochi giorni fa, accompagnato dal narratore Antonello Ricci e dall’antropologo Marco D’Aureli della Banda del racconto (suo il fotoreportage narrativo) ha voluto visitare alcuni “paesaggi” locali straordinari, tanto eccellenti quanto dimenticati.

In esclusiva per i lettori di Tusciaweb le sue impressioni di viaggio: una appassionata e problematica dichiarazione d’amore per Viterbo e la Tuscia tutta.

Juan Manuel De Prada è nato nel 1970 a Baracaldo, nella provincia di Biscaglia. Il suo romanzo “La tempesta”, vincitore nel 1997 del prestigioso premio Planeta, è stato tradotto in oltre 20 lingue. Nel 2007 con “Il settimo velo” ha vinto il premio Seix Barral Biblioteca Breve.

In qualità di opinionista d’attualità collabora stabilmente col prestigioso quotidiano conservatore spagnolo “ABC” e con l’emittente televisiva “Antena 3”. In Italia numerosi suoi articoli su temi teologici e politici sono usciti per “L’Osservatore Romano”. I suoi romanzi sono usciti in traduzione italiana per gli editori E/O e Longanesi.


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