Viterbo – È successo ancora. Ma non deve succedere più. “Non è possibile che non ci siano normative precise”. Paola Centamore rinnova il suo appello alla Vita in Diretta. Lo aveva già lanciato a luglio a pochi giorni dall’assurda morte di Sara Francesca Basso, la 13enne frusinate rimasta incollata al bocchettone della piscina di un hotel a Sperlonga dove stava trascorrendo l’estate con la famiglia. Lo ha ribadito ieri, a pochi giorni da un’altra assurda e prematura morte. Quella di Richard Mulas, il bimbo di 7 anni risucchiato dal bocchettone della vasca dove stava giocando.
Gli stessi destini di Giuseppe Centamore, il figlio di Paola. È il 30 giugno del 2015 quando il ragazzino, di soli 16 anni, viene risucchiato dal depuratore della piscina del camping village La Petite Camargue, ad Aigues-Mortes. La forza dell’aspiratore è tale da impedire a Giuseppe di tornare in superficie, che resta sott’acqua per interminabili minuti.
“Quella struttura era così bella – ricorda Paola Centamore -, c’erano vasche e cascate d’acqua molto grandi. Era il posto ideale per le nostre vacanze. Poi si trovava in Francia, e credevamo che una struttura fuori dall’Italia fosse più sicura”.
Da tre anni la signora Paola e il marito Salvatore vivono con un atroce dolore nel cuore, “e quando arrivano queste notizie (la morte di Sara Francesca Basso e di Richard Mulas, ndr) si riapre il vuoto che abbiamo. Giuseppe, quel bambino e quella ragazzina erano in vacanza, stavano giocando e non credo siano andati a cercarsi la morte. Abbiamo perso i nostri figli e nessuno ce li ridarà più – conclude Paola Centamore con la voce rotta dalla commozione -. Chi ci ridarà la felicità? Con mio marito l’abbiamo cancellata anche come parola, perché il nostro ometto ci manca perennemente. Non si può morire così, per delle banalità”.

