- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

“La nostra specialità? Lo schiaffo del papa…”

Condividi la notizia:


Roberto Zena, proprietario dell'Antica latteria

Roberto Zena, proprietario dell’Antica latteria

Viterbo - Viterbo - L'antica latteria

Viterbo – L’antica latteria

Viterbo - L'antica latteria - Roberto Zena

Viterbo – L’antica latteria – Roberto Zena

Viterbo - L'antica latteria - Roberto, Paola e Stefano Zena

Viterbo – L’antica latteria – Roberto, Stefano e Paola  Zena

Viterbo - L'antica latteria

Viterbo – L’antica latteria

Viterbo – Le file fuori dal negozio ne sono quasi un segno distintivo. Quando si vede gente di ogni età aspettare davanti a un bancone pieno di vaschette di gelato di tutti i tipi e colori, si potrebbe dire di essere certi di stare all”antica latteria. Un luogo dove, da bravi esperti, sanno bene come servire alla svelta ondate di golosi. Con occhi brillanti. Spirito energico. Mantenendo sempre alto l’entusiasmo. E con inconfondibile amore per la qualità e rispetto per i propri clienti.
Tra le botteghe storiche della città, “L’antica latteria” è una conosciuta realtà nata già a metà del ‘900. A condurla Roberto Zena, insieme a sua sorella Paola. E, da circa tre anni, da suo figlio Stefano, ventiduenne. Nei loro racconti la ricostruzione della loro storia, arrivata alla terza generazione.

Come e perché ha iniziato questo lavoro?
“Siamo tutti viterbesi, da generazioni – spiega Roberto Zena -. Ugo, nostro padre, mio e di mia sorella Paola, aprì il suo negozio nel 1960. Inizialmente come piccolo alimentari. Poi, decidendo per una trasformazione, si specializzò come rivenditore di formaggi. Negli anni’70 poi divenne una vera e propria latteria con rivendita anche di gelato, prodotto che veniva acquistato fuori dalla bottega, già fatto. Alla fine degli anni ’80, sono subentrato io. Avevo a malapena tredici anni, non potevo far altro che imparare e seguire le orme paterne. E ora qui con noi c’è anche mio figlio Stefano che sta iniziando a maturare la sua esperienza nel mestiere di famiglia”.

In cosa ha dato la sua impronta?
“Ho lavorato a fianco di mio padre fino al 2009, anno in cui purtroppo si è spento – racconta Zenao -. Lui mi ha insegnato tanto. Soprattutto il rispetto e l’amore per i clienti e per la qualità. Una priorità per noi. Con gli anni, pian piano, ho maturato una grande esperienza e ho potuto apportare a poco a poco una serie di novità e di evoluzioni a questo mestiere di famiglia. Inizialmente, appena arrivato, ho seguito le istruzioni e gli ordini. Poi arrivato al 2012, dopo circa trent’anni di attività, ho deciso che la gelateria doveva diventare il nostro punto forte. Dunque ci siamo specializzati solo in questa attività. Fare il gelato”.

Una vostra particolarità o specialità?
“La qualità della materia prima è già una nostra specialità fondamentalmente. Poi abbiamo anche una nostra delizia, ormai conosciutissima a Viterbo. Si chiama Lo schiaffo del papa. E’ un cioccolatino d’inverno e un gusto per il gelato durante i periodi estivi. Viene fatto con un crema di nocciola e nocciole intere, di provenienza della Tuscia. Poi viene ricoperto di cioccolato. Un’altra nostra specialità è la cioccolateria”.

Spieghi meglio.
“Abbiamo ampliato la bottega dal 2015. Allestendo queste salette, per ricevere ospiti e accoglierli, soprattuto in inverno. E poi durante i corsi che facciamo. Infatti, da circa 15 anni, siamo anche cioccolatieri. Qui dentro facciamo molto spesso eventi e corsi relativi al cioccolato. Per imparare a conoscerlo, a farlo e anche degustarlo. Li promuoviamo tramite i social. E non immaginavamo di avere un seguito così grande. Riscuotono molto successo e interesse. Spieghiamo come si trasforma il cacao dalle fave di cacao. Come questo viene poi lavorato per divenire cioccolato. Noi produciamo moltissimo cioccolato. Anche uova di Pasqua. Attività molto intensa nelle stagioni invernali. Vendiamo in molte regioni d’Italia e anche all’ estero, in particolare in Germania e Norvegia. Paesi in cui viene molto apprezzata la qualità artigianale italiana”.

E’ orgoglioso di essere classificato come bottega storica?
“Si, molto. L’antica latteria innanzitutto ora è una duplice bottega – sottolinea con soddisfazione Roberto -. Siamo bottega del gelato da un lato e bottega del cacio dall’altro. Perché, oltre a questa gelateria in via della verità, a pochi metri da qui, abbiamo anche un punto vendita, in via Nicolò della Tuccia 6, dove c’è ancora mia madre, che vende solo formaggi e latticini. Sono molto orgoglioso che L’antica latteria sia una bottega storica. Sono stato tra i primi a muovermi, in comune e altrove, per cercare di creare questa sorta di brand distintivo. Credo che possa aggiungere valore. Includendo in un circuito che possa premiare e distinguere. Un simbolo che riconosca pregio. Per farci conoscere e notare di più e meglio. Come ricevere una medaglia dopo tanti anni di lavoro insomma”.

Cosa pensa del centro storico di Viterbo?
“Noi siamo in una zona del centro storico che credo sia privilegiata rispetto ad altre. Siamo a ridosso delle mura, fuori dalle quali si può arrivare in auto. In prossimità di un buon quartiere, con scuole, uffici della provincia e anche altri negozi attorno. Credo questo sia un vantaggio. Ma la gente ormai ci viene a cercare per il gelato che facciamo e la nostra qualità. Arrivano qui da tutta la provincia. E spesso anche da fuori. Chi passa per Viterbo, per una ragione o per un’altra, magari anche da Terni, per dire, ci viene a cercare. Ormai la clientela è specialista. Cerca la qualità, si informa e poi si muove nella direzione che vuole. Si dirige con intenzione per raggiungere quello che cerca. Per questo ora siamo diventanti artigiani. Non più commercianti come lo siamo stati per svariati anni. Ora facciamo noi il nostro prodotto finale, non lo comperiamo più. E questo ci permette di soddisfare meglio i nostri clienti. Che prima erano soprattutto quelli della zona qui intorno, del quartiere insomma. Ora non è più così. Evolvendo noi si è evoluto anche il cliente. Una selezione reciproca in qualche modo.

Qualche dato?
“Siamo circa dodici persone a lavorare qui. Nei periodi più caldi arriviamo ad avere anche mille clienti al giorno. Ci sono dei ritmi incredibili. Ma questo ci rende felici e ci fa volare lo scorrere delle ore senza nemmeno accorgercene. I nostri orari al pubblico vanno dalle dieci del mattino fino alle otto e mezzo di sera in inverno. E fino alle ventiquattro nel periodo estivo. Nell’88 avevo costituito, insieme ad altri commercianti, un comitato di via. Nel centro storico solamente, contavamo circa milleottocento negozi. Ora ne sono rimasti tristemente a malapena centosettanta”.

Che considerazione ha di tutto questo impoverimento?
“Credo che i tempi e la crisi li conosciamo bene tutti. Ma penso anche che da un lato si debba cambiare qualcosa anche noi per andare incontro alle nuove esigenze di chi compera. Non sono molto ottimista. Più semplicemente mi sento realista. Ovvero, penso che la direzione che abbia preso questa città, ma non solo questa, non premi la vendita al dettaglio. I grandi centri commerciali e l’utilizzo delle auto fanno pendere l’ago della bilancia verso uno modo di fare acquisti che predilige la comodità. E tutto questo si sta muovendo addirittura sempre più verso il commercio online – sottolinea Roberto -. Ma ad ogni modo, finché ci siamo dovremmo tutti insieme e soprattutto con un fondamentale aiuto e supporto delle amministrazioni e istituzioni locali, provvedere a far incrementare il turismo. Con nuove formule di comunicazione. Con eventi mirati di attrazione di grandi fasce di visitatori. E poi magari anche con una elasticità negli orari al pubblico che azzardi anche un pochino. Perché, per esempio, ormai la domenica è il giorno in cui si potrebbe lavorare di più. E non capire e afferrare questo come una opportunità è come scegliere di perdere una fetta di lavoro”.

Valeria Conticiani


Condividi la notizia: