Roma – Libia nel caos, ribelli in marcia verso Tripoli. Nel paese da ieri è stato proclamato lo stato d’emergenza. Evacuata l’ambasciata d’Italia a Tripoli: via diplomatici e tecnici, restano solo cinque dipendenti.
La Farnesina precisa che la sede resta aperta, ma con una presenza più flessibile, in base alle questioni legate alla sicurezza: “Non aveva senso lasciare personale che non aveva possibilità di agire, vista la situazione”.
Assente l’ambasciatore Giuseppe Perrone, al momento dell’operazione compiuta utilizzando navi militari italiane in partenza probabilmente per Malta. In precedenza, con un tweet, proprio l’ambasciata aveva annunciato: “Continuiamo a stare al fianco dell’amato popolo libico in questa difficile congiuntura”.
E’ intanto di 47 morti e 129 feriti in 8 giorni l’ultimo bilancio degli scontri tra milizie armate nella capitale Tripoli, diffuso dal ministero della salute libico. Lo riferisce la Missione dell’Onu in Libia, Unsmil, in una nota, nella quale si invitano le parti coinvolte nel conflitto a un incontro allargato per domani, martedì 4 settembre, a mezzogiorno, sulla base delle risoluzioni del consiglio di sicurezza dell’Onu, per mediare e “tenere un dialogo urgente sulla situazione della sicurezza a Tripoli”.
Sarraj fatica a contenere l’avanzata della settima brigata e si è visto costretto a prendere delle decisioni molto forti. Dopo aver trascorso l’intera giornata al sicuro del suo quartier generale, in una base navale, il primo ministro libico ha bollato i combattimenti come un “attentato alla sicurezza della capitale e dei suoi abitanti, davanti ai quali non si può restare in silenzio”.
Bisognerà capire se basterà la dichiarazione dello stato d’emergenza a riportare la calma in quel di Tripoli.
Come riportato da La Repubblica, fonti della difesa avrebbero assicurato che i militari italiani nel paese stanno bene sono “al sicuro”, mentre la ministra Elisabetta Trenta segue costantemente l’evolversi della situazione.
Il punto è che già così potrebbero sorgere non poche complicazioni per l’Italia: in primis sul fronte immigrazione, data la presenza in Libia dei famigerati centri di detenzione. In secondo luogo, come ricorda Huffington Post, per la presenza dell’Eni e dei relativi interessi geo-strategici nonché di quella di molti uomini dei servizi segreti, che tanto hanno lavorato per la stabilizzazione post Gheddafi.

