Viterbo – Fare un bilancio di dieci anni di attività è impossibile. Come è impossibile non dimenticare qualcuno nei saluti finali. “Ma questo non è un addio. Ma un arrivederci, solo un arrivederci. Un arrivederci a questa città e a questa provincia, a cui sono legata perché è la mia provincia. Sono orgogliosa di essere nata a Tuscania, e Viterbo è il capoluogo della bellissima Tuscia. La mia Tuscia”. Monia Morelli ha la voce rotta dalla commozione, ma la compostezza di chi quotidianamente è chiamato a servire lo Stato.
Dal 2008 alla guida della Digos di Viterbo, la vicequestore da questa mattina ricopre lo stesso ruolo a Perugia. “Quella nella città dei Papi – racconta – è stata un’esperienza bellissima, soprattuto a livello umano. Un aspetto che per me viene prima di ogni altra cosa, perché è da lì che derivano i risultati professionali”.
E i risultati in questi dieci anni non sono mancati. “A indagini terminate abbiamo, nella maggior parte dei casi, individuato gli autori dei reati – dice Morelli -. Grazie anche alle procure di Viterbo e Civitavecchia, ai rispettivi procuratori e pubblici ministeri con cui ho sempre avuto una grande affinità. Ringrazio la mia squadra e tutta la questura di Viterbo. Avrei desiderato tantissimo lavorare con il nuovo questore Massimo Macera, che stimo particolarmente e che sono sicura farà un eccellente lavoro per questo territorio. Grazie a tutte le forze di polizia, che hanno lavorato al mio fianco. Alle istituzioni, alle associazioni e alle organizzazioni sindacali con cui ho avuto rapporti costanti, sempre corretti e rispettosi, e con cui non è mai mancata la sintonia”.
La divisione investigazioni generali e operazioni speciali previene le sovversioni di gruppi estremisti, si occupa di antiterrosimo ma anche di tifo violento. “A Viterbo – spiega Morelli – c’è una squadra tifoserie che ha un filo diretto con la società calcistica e con la tifoseria organizzata. Saluto la Viterbese e i suoi tifosi, con cui non sono mancati momenti di tensione. Ma la divisa non è mai stata violata. Il mio, il nostro obbiettivo è stato quello di creare una tifoseria sportiva e non violenta. E alla fine quella della Viterbese lo ha capito. Li saluto, e auguro alla squadra di fare un grande campionato e di raggiungere risultati e serie migliori”.
Da questa mattina dietro alla scrivania di Monia Morelli siede il vicequestore Fabio Zampaglione, nella Tuscia già dirigente della squadra mobile e del commissariato di Tarquinia. “I poliziotti sono pronti a supportarlo – assicura Morelli -, come dieci anni fa hanno fatto con me. Il collega è chiamato a svolgere un ruolo delicato ma fondamentale. Un’attività di prevenzione, che spesso resterà inevitabilmente nell’ombra per far sì che ciò che si svolge nelle piazze avvenga nel miglior modo possibile”.
A salutare Morelli anche il questore Massimo Macera. “Ci conosciamo da tanto tempo – rivela -, e mi dispiace che lasci Viterbo. Di lei ne ho sempre apprezzato, ne apprezzo e ne apprezzerò ancora le doti umane. Il suo tratto femminile, ma allo stesso tempo estremamente professionale. La sua eleganza nei modi. La sua attività non è rose e fiori, ma nel settore è ormai una professionista. Ed è così brava che il dipartimento di pubblica sicurezza ha creduto in lei e ha deciso di farle fare un indubbio salto qualitativo assegnandola alla questura di Perugia. Anche lì c’è bisogno della sua esperienza, della sua professionalità e della sua capacità organizzativa. Mi auguro che presto possa progredire in carriera”.
Fabio Zampaglione e Monia Morelli sono colleghi ma anche amici. Per entrambi dunque il passaggio di consegne ha ancora più valore. Il questore Macera usa un’immagine per descrivere questo momento: “È come per la macchina di santa Rosa, non ci devono essere momenti di squilibrio. Zampaglione non deve far rimpiangere Morelli e sono sicuro che sarà così”. Poi scherza: “È appena arrivato a Viterbo dove non conosce nessuno e nessuno lo conosce. Il nostro grande condottiero è stato dirigente del commissariato di Tarquinia dove ha saputo farsi valere perché è un funzionario di qualità. Matura un’esperienza precedente completamente diversa da quelle che sono le problematiche che si troverà ad affrontare da oggi in poi. È stato a capo della squadra mobile di Viterbo dove, mi dicono, perché non c’ero, ha lavorato e ha fatto molto bene. Poi a Crotone e infine a Tarquinia”.
Ma è direttamente Zampaglione a parlare del precedente incarico. “È stata un’esperienza davvero formativa, perché il commissariato è in piccolo una questura dove si affrontano problematiche sul territorio. Non solo controllo con le volanti e attività investigative, ma soprattutto contatto con la cittadinanza. Di due cose vado particolarmente fiero: aver avuto modo di potenziare l’ufficio porto d’armi e soprattutto di aver fatto partire quello per il rilascio dei passaporti. Una scommessa dell’amministrazione che abbiamo portato avanti e che è stata un nostro punto di forza visto che ne abbiamo rilasciati centinaia, anche in tempi veloci. Ringrazio la dirigenza e la questura per questa opportunità che mi è stata concessa.
Voglio ringraziare i collaboratori del commissariato e i dipendenti che sono stati all’altezza di ogni situazione che ci si è presentata. Poi le istituzioni, i sindaci e le amministrazioni con cui abbiamo interagito per avere puntualmente le informazioni su manifestazioni ed eventi che potevano avere risvolti su sicurezza e ordine pubblico. Col supporto della questura e del questore abbiamo portato a termine numerosi servizi sulla fascia costiera, specie nel periodo estivo”.
Zampaglione assicura di voler affrontare con ancora più impegno quella che definisce “una mission” per la sicurezza dei cittadini. “Ammiro la collega con cui abbiamo avuto un trascorso quasi parallelo in questura, visto che quando lei è arrivata alla Digos io già dirigevo la squadra mobile. Abbiamo fatto un percorso insieme che ci ha portati ad avere una conoscenza del territorio su due prospettive diverse che spesso però convergevano. Uno scambio continuo di informazioni e di esperienze. Morelli ha svolto una grande attività e portato a termine brillanti operazioni. Inizio un incarico in un ambiente non mio, ma so che avrò il suo supporto. Ci lega anche un’amicizia, e avremo sicuramente modo di vederci ancora. Sarà il mio punto di riferimento”.
Raffaele Strocchia
Paola Pierdomenico


