Viterbo – Pestaggio di via Valle Piatta, se la cavano con pene miti i quattro aggressori dello studente 26enne inseguito e picchiato il 25 febbraio 2017 fuori da un locale del centro dove erano in corso tre feste di laurea.
Il gip Rita Cialoni, che venerdì scorso aveva stabilito preliminarmente un risarcimento di 13mila euro alla vittima, che ha riportato una frattura scomposta del naso, ha dato il via libera ai riti alternativi chiesti dalle difese degli imputati, tutti viterbesi, di età compresa tra i 20 e i 27 anni, accusati di lesioni gravissime in concorso.
Hanno patteggiato un anno e mezzo ciascuno, con sospensione della pena, Federico Alfonsini e Raffaele Laureti, chiudendo la vicenda giudiziaria davanti al gip a porte chiuse, senza un pubblico processo e con lo sconto di un terzo della pena.
Hanno invece avuto il via libera alla messa alla prova Davide Randisi e Andrea Rossi. Se rispetteranno le prescrizioni, relativamente alle quali il gip si è riservato, al termine del periodo di prova per loro il reato sarà dichiarato estinto. Altrimenti rischiano il processo.
La vittima è stata accerchiata e ripetutamente riempita con calci e pugni. Contro di lui, a mo’ di frusta, è stato usato anche il tergicristallo di un’auto. Poi è stato preso a cinghiate. Soccorso dal 118 e affidato alle cure dei sanitari di Belcolle, il giovane ha riportato la frattura del naso e altre lesioni al volto, con una prognosi superiore ai venti giorni.
Ma per lui non è finita lì. “Il mio assistito – spiegava a margime delludienza di venerdì l’avvocato Fabio Coluccio, del foro di Roma – ha riportato danni permanenti, tra i quali una cicatrice all’arcata sopracciliare. Dovrà inoltre sottoporsi ad altri interventi e visite specialistiche per la frattura del naso, che era scomposta e non si è ancora risolta, col rischio anche in questo caso che permangano danni permanenti, vista la difficoltà a respirare, le apnee notturne e altre problematiche”.
Da definire le posizioni degli altri tre giovani identificati come componenti del “branco”, ma indagati a piede libero, ancora in attesa della chiusura dell’inchiesta per conoscere il loro futuro giudiziario.
Silvana Cortignani



