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“Ponte Morandi, Autostrade ha celato la gravità della situazione”

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Crollo del ponte Morandi a Genova

Crollo del ponte Morandi a Genova

Genova – La relazione della commissione ispettiva del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla tragedia del ponte Morandi non fa sconti ad Autostrade per l’Italia: la società avrebbe “minimizzato o celato” la gravità della situazione al Mit.

I documenti, pubblicati poco fa e condivisi tramite social dal titolare del dicastero Danilo Toninelli, screditano apertamente l’operato del concessionario della rete autostradale, accusato di non aver “adottato alcuna misura precauzionale a tutela dell’utenza”.

Secondo la commissione, presieduta dall’ingegner Alfredo Principio Mortellaro, il crollo del ponte è stato causato dalla rottura di “uno degli elementi strutturali (travi di bordo degli impalcati tampone o impalcati a cassone) la cui sopravvivenza era condizionata dall’avanzato stato di corrosione presente negli elementi strutturali”.

Gli esperti del Mit ritengono che Autostrade per l’Italia fosse “in grado di cogliere qualitativamente l’evoluzione temporale dei problemi di ammaloramento”, tuttavia le sue misure di prevenzione sul viadotto si sono rivelate “inappropriate e insufficienti considerata la gravità del problema”.

Inoltre, sempre secondo la commissione, Aspi non avrebbe dovuto “minimizzare o celare, come avvenuto nel caso in specie, gli elementi conoscitivi indispensabili” per le operazioni di vigilanza da parte del ministero.

La relazione aggiunge che quello del ponte Morandi non è da considerarsi un caso isolato. A non funzionare, infatti, è l’intera “procedura di controllo della sicurezza strutturale delle opere d’arte documentata da Autostrade per l’Italia”, che è definita “inadatta al fine di prevenire i crolli e del tutto insufficiente per la stima di sicurezza nei confronti del collasso”.

“Tale procedura – precisa il documento – era applicata al viadotto Polcevera ed è ancora applicata all’intera rete di opere d’arte di Aspi”.


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