Viterbo – (sil.co.) – Movida viterbese movimentata dalla fine della relazione tra un professionista e una musicista.
Lui, che non si sarebbe arreso, avrebbe continuato a perseguitare la ex, piombando in tutti i locali frequentati dalla donna, a partire dai bar più modaioli del centro, intrufolandosi tra gli appassionati dell’aperitivo e del dopo cena. E prendendosela anche con la sua migliore amica, presa per i capelli in un pubblico esercizio del centro storico: “Non fai niente per farci tornare insieme”.
La sua presenza costante, in concomitanza con quella della ex e dei suoi amici, non sarebbe stata un caso, secondo l’accusa. Anche se l’uomo, finito sotto processo davanti al giudice Giacomo Autizi per stalking, come ha fatto notare durante l’udienza di giovedì scorso la difesa, avrebbe dalla sua parte le molte frequentazioni tra il popolo della movida.
La coppia sarebbe stata insieme circa un anno e mezzo, tra il 2012 e il 2014. La denuncia da parte della presunta vittima, che si è rivolta all’associazione Erinna, risale al 2016. La donna si è costituita parte civile con l’avvocato Cipriana Contu. Ed è parte civile anche il centro antiviolenza, assistito dalla storica legale Laura Menghini. L’imputato è invece difeso dall’avvocato Marco Sabatini.
Oltre alla ex, l’imputato avrebbe perseguitato anche la sua più cara amica e il suo compagno, due medici, lui sentito in aula come testimone dell’accusa. Oltre a tempestare entrambi di telefonate, perché convincessero la ex a rivederlo, avrebbe anche preso due volte la donna per i capelli, strattonandola in luoghi pubblici.
“Eravamo in un locale, quando lui ci è arrivato dietro all’improvviso e l’ha tirata per i capelli, che quella sera portava legati a coda. Non bonariamente, come si fa coi bambini. Ma piegandole la testa verso la nuca con violenza, accusandola di non fare abbastanza per farli tornare insieme. Le diceva ‘tu non fai nulla per aiutarmi a farci tornare insieme'”, ha spiegato il testimone.
“Personalmente mi chiamava anche sei-sette volte al giorno, anche mentre ero in sala operatoria e non potevo rispondere al telefono. Il ritornello era sempre lo stesso, voleva sapere della ex, se aveva un altro, se potevamo convincerla a rivederlo e via dicendo. All’inizio era tutto nella norma, poi la situazione è precipitata e ha iniziato una vera e propria persecuzione anche nei nostri confronti. Un paio di fine settimana al mese uscivamo con lei, ci si trovava nei locali, e lui spuntava puntualmente”, ha proseguito.
La presunta vittima, che era in aula a differenza dell’imputato, avrebbe bloccato il numero dell’ex sul cellulare e lo avrebbe bloccato anche su tutti i social: “Ma lui era riuscito lo stesso a entrare sul suo profilo Facebook con un altro account, chiedendoci di una foto fatta durante una gita al mare in cui eravamo presenti lei e noi due”, ha spiegato ancora il testimone.
Il processo è appena all’inizio. Si torna in aula a dicembre.
