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Salumificio Coccia, dalla bottega a San Pellegrino a… Guancia Mia

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Simonetta Coccia

Simonetta Coccia

Viterbo - L'azienda Coccia

Viterbo – L’azienda Coccia

Sesto e Rosanna Coccia il giorno delle nozze

Sesto e Rosanna Coccia il giorno delle nozze

Salumificio Coccia Sesto - Le sorelle Simonetta, Rita e Maura Coccia

Le sorelle Simonetta, Annarita e Maura Coccia al lavoro

Salumificio Coccia Sesto

“Guancia Mia”, il primo guanciale rotondo col brevetto

Salumificio Coccia Sesto

Salumificio Coccia Sesto – Dietro le quinte

Salumificio Coccia Sesto

Il famoso prosciutto

Salumificio Coccia Sesto

Salumificio Coccia Sesto – La lavorazione delle carni

Viterbo – A Santa Barbara il paradiso dei golosi. E’ lo storico Salumificio Coccia Sesto, nato a San Pellegrino nel 1947 quando Sesto, appena ventenne, ha dato il via all’attività di famiglia grazie a un prestito di 50mila lire. Era il primissimo dopoguerra. 

L’idea gli era venuta quando, ancora bambino, seguiva il padre, che faceva il norcino a Norcia, Umbria, provincia di Perugia, di dove i Coccia sono originari. Il padre faceva “il maiale” nelle case, lui gli rubava il mestiere con gli occhi e sognava di farlo in grande da grande. 

Sesto Coccia è scomparso nel Duemila, mentre la moglie Rosanna, angelo del focolare ma anche regista “tacita” del marito, è morta nel 2017, a 81 anni.

La premiata ditta nel frattempo è diventata un vizio di famiglia. A traghettare l’attività nel terzo millennio ci hanno pensato le tre figlie della coppia: Simonetta, Maura e Annarita. E i generi Rodolfo Negro e Rosato Palozzi, sposati con Maura e Annarita. Alla trasmissione della tradizione alle future generazioni ci penserà Emanuele Palozzi, il più giovane di casa, 27 anni. 

Nell’azienda, in una calda e assolata mattina, Simonetta. Allegra e sorridente. Lo spunto sono i panini e i taglieri che hanno spopolato questa estate, durante l’ultima edizione di Caffeina…
“I taglieri li abbiamo dedicati al nonno Nazzareno e a papà Sesto. I panini al territorio, da quello farcito con la porchetta a quelli chiamati Faul e Bullicame. Siamo molto legati al territorio”.

Siete legati al territorio, ma guardate lontano, esportando il “made in Coccia” in nordamerica e medioriente. Cos’altro?
“Vero. Siamo tra i pochi che hanno ottenuto il famoso ‘bollo’ per esportare in Canada, guanciali e prosciutti che arrivano nel paese tramite un distributore. Lo stesso accade a Dubai. E stiamo lavorando per esportare a Singapore, da dove ci arrivano continue richieste, ma dove è difficile arrivare per via del difficile e lungo iter burocratico. Però ci stiamo lavorando alacremente e contiamo di fare presto”.

C’è anche un pezzo di Inghilterra dove, oltre al “fish and chips”, si mangia viterbese… 
“Già. E’ Cambridge, sede di una delle più antiche e prestigiose università del mondo, dove nell’agosto 2014 si è trasferito con moglie e tre figli il viterbesissimo Andrea Scaramuccia, aprendo un ristorante di piatti tipici italiani, che si rifornisce dei nostri prodotti. Ci rendiamo conto che va benissimo dai suoi ordini e di questo siamo davvero felici, per lui e per noi”.

E’ vero che avete confezionato un cesto per papa Francesco?
“Non proprio. Nel senso che non l’ha ordinato il pontefice, ma era un dono destinato a papa Francesco, che ci ha reso davvero molto orgogliosi. E’ stato l’anno scorso. Possiamo dire che in Vaticano è arrivato un prosciutto con l’osso ‘gran riserva’ del Salumificio Coccia Sesto. E speriamo che a papa Bergoglio sia piaciuto”.

Vi siete guadagnati il marchio a “doppia ti” della Tuscia viterbese, la vostra susianella è presidio Slow Food e avete anche brevettato un nuovo prodotto, il “Guancia Mia”
“E’ una delle nostre idee originali, il primo guanciale rotondo e non a forma triangolare, speziato in modo particolare con una concia segreta, un prodotto a marchio registrato per tre motivi: la forma, la concia e l’insaccato”.

Una volta quando si parlava di lardo veniva in mente solo il lardo di Colonnata. Vi siete messi in concorrenza?
“E’ il caso di dire che il lardo va. E noi lo confezioniamo in barattoli come le marmellate. Sono dei lardi cremosi, emulsionati con i lamponi dei Monti Cimini, kiwi e zenzero, al tartufo, agli aromi e perfino al mojito”.

Il salame però resta il salame…
“Mica vero. Noi li stiamo facendo anche alla cipolla e al pecorino romano”.

Non solo salsicce, porchetta, prosciutto e bistecche. Adesso fate pure gastronomia, lavorate anche di notte e l’orario da un anno e mezzo è continuato. Qual è il segreto di tanto fermento?
“Puntiamo molto sull’innovazione. E’ sempre stato così. A ciascuno di noi vengono delle idee nuove, le condividiamo, ci sosteniamo a vicenda e le realizziamo. L’orario continuato è dettato dalle esigenze dei consumatori, soprattutto le donne, che sempre più spesso lavorano e hanno bisogno di fare la spesa quando possono. Lo stesso i piatti pronti, dalle verdure ai pomodori col riso ai polli arrosto con le patate: la gente li chiedeva e ora glieli facciamo. E se serve, lavoriamo di notte, nei periodi delle festività o quando abbiamo commesse importanti”.

Tante buone ragioni per brindare sotto le stelle.
“Altroché, volendo coi vini migliori della Tuscia, una selezione dei quali abbiamo introdotto nel nostro punto vendita, assieme ad altri prodotti a marchio Tuscia viterbese, alle mozzarelle di bufala e ai famosi formaggi Chiodetti. Puntiamo sul territorio a tutto tondo”.

Silvana Cortignani


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