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“Senza Gravisca forse non ci sarebbero state le tombe dipinte”

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Il professor Lucio Fiorini

Il professor Lucio Fiorini

Gravisca, particolare di un reperto

Gravisca, particolare di un reperto

Gravisca, resto di un'anfora

Gravisca, resto di un’anfora

Gravisca, scavi

Gravisca, scavi

Gravisca, scivoli a mare

Gravisca, scivoli a mare

Gravisca, studenti

Gravisca, studenti

Gravisca, un particolare dell'area dedicata ad Adone

Gravisca, un particolare dell’area dedicata ad Adone

Tarquinia – “Senza Gravisca forse non ci sarebbero state le tombe dipinte”. Il professor Lucio Fiorini, docente del Dipartimento d’ingegneria civile e ambientale dell’Università di Perugia, svolge ricerche nel sito da 26 anni. Prima sotto la guida dell’archeologo Mario Torelli, poi raccogliendone l’eredità. “La mia può sembrare un’affermazione forzata ma non è così. – dice il professor Fiorini – Da questo luogo vengono il blu cobalto e il rosso usati per le tombe. Gravisca nasce greca in territorio etrusco. Era il porto di Tarquinia”.  

Quest’anno le ricerche coinvolgono oltre 30 studenti. Con il professor Fiorini collabora l’archeologo Andrea di Miceli. Gli scavi si concentrano intorno ai due santuari dedicati agli dei etruschi Śuris e Cavatha, nella zona settentrionale dell’area sacra, fondati intorno al 520 a. C. e in stretto rapporto con i due sacelli allora già esistenti consacrati al culto di Afrodite ed Hera.

“Gravisca in età arcaica rappresenta il punto di arrivo e di commercio di un’incredibile quantità di mercanzie e beni preziosi che attraverso il Mediterraneo giungevano a Tarquinia. – spiega il docente – Si tratta di prodotti raffinati di produzione corinzia, di preziosi oggetti decorati da abili artigiani del delta del Nilo, di ceramiche dalla Laconia, ma soprattutto di ceramiche greco-orientali e coppe ioniche. Il volume dei commerci cresce in maniera esponenziale a partire dalla metà del VI secolo a.C. fino al 480 a.C. Questa data segna la quasi totale fine di ogni attività di mercato e di tutto il mondo di scambi fino all’ultimo ventennio del V secolo a.C.”.

Nel 2013 a Gravisca sono state ritrovate due statuette femminili di bronzo del V e IV secolo a. C., un thymiaterion, sempre in bronzo, e il coperchio di una pisside in avorio con la raffigurazione di una sirena. “Dopo due ulteriori ricostruzioni databili nel corso del IV secolo a.C. e alla fine dello stesso secolo, – conclude il professor Fiorini – tutta l’area del santuario viene devastata nel 281 a.C., al momento della conquista romana di Tarquinia”.

Nel 2015 il professor Fiorini è stato premiato alla seconda edizione del premio Shanghai archaeology forum proprio per le sue ricerche a Gravisca, nella sezione “Field discovery awards”, scavo giudicato come una delle dieci più importanti scoperte al mondo per le metodologie applicate e i risultati ottenuti.

Daniele Aiello Belardinelli


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