Tripoli – A Tripoli, dove sarebbero 400 i detenuti evasi approfittando dei combattimenti, sarebbero in corso violenti scontri ad appena sei chilometri dal centro della capitale.
Il governo non controlla più la parte meridionale della città, l’aeroporto è chiuso e non è più scontata la fedeltà dei combattenti di Misurata, alleato strategico del governo di accordo nazionale che doveva condurre alla pacificazione del Paese. L’Italia, scrive La Stampa, sta valutando l’opzione di un intervento da parte dei corpi speciali: oggi il summit a Roma con i vertici dei servizi.
“Sono in contatto diretto con i nostri uomini: militari, diplomatici, addetti dell’Eni che in Libia vivono rischi portati da un intervento militare senza senso”, fa sapere il vicepremier e ministro dell’interno Matteo Salvini, ai microfoni di Radio 24 a proposito della situazione di alta tensione venutasi a creare negli ultimi giorni nel paese nordafricano.
I duri scontri in Libia si ripercuotono sulla condizione dei migranti rinchiusi nei centri di detenzione e coinvolgono l’Italia, presente nel paese con aziende, come l’Eni, e truppe poste a supporto della guardia costiera locale.
“Violenti scontri fra la 7/a Brigata e la sicurezza centrale” sono in corso nell’area Abu Salim, secondo un tweet dell’emittente Al Ahrar, che cita una “fonte della sicurezza” e fa riferimento alla milizia ribelle che sta attaccando Tripoli e ad una (detta “Ghenewa”) che la sta affrontando in un zona a meno di sei chilometri in linea d’aria da piazza dei Martiri, il centro della capitale libica, situato sul mare.
Il consiglio presidenziale del premier Fayez al Sarraj ha dato mandato alla milizia Forza Anti Terrrorismo di Misurata, guidata dal generale Mohammed Al Zain, di entrare nella capitale per organizzare un nuovo cessate il fuoco e far terminare le violenze nella periferia sud di Tripoli.
Intanto è salito 47 morti e 129 feriti il bilancio di 8 giorni di scontri tra milizie armate, culminati nella dichiarazione dello stato di emergenza. Evacuata l’ambasciata italiana,mentre altissima è l’attenzione della Farnesina, con la ministra Elisabetta Trenta che sta seguendo minuto per minuto l’evolversi della situazione.
I quattrocento detenuti in fuga hanno forzato le porte della prigione di Ain Zara, a sud della capitale, e sono fuggiti dopo aver sopraffatto le guardie che cercavano di fermarli.
La Missione dell’Onu in Libia, Unsmil, in una nota invita “le varie parti interessate dal conflitto a un incontro allargato per martedì a mezzogiorno in un luogo che verrà annunciato in seguito”. L’Unsmil scrive che “sulla base delle pertinenti risoluzioni del consiglio di sicurezza e dell’offerta del segretario generale delle Nazioni Unite di mediare tra le varie parti libiche” si invita a “tenere un dialogo urgente sull’attuale situazione della sicurezza a Tripoli”.


