Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sono una ragazza di 30 anni. Sono mamma di due bambine e ho un marito meraviglioso.
La mia vita è cambiata, dal primo novembre 2017, da un giorno all’altro, prendendo un medicinale.
Una corsa al pronto soccorso, antistaminico e cortisone, perdo i sensi e mi portano a fare una Tac a causa del mal di testa che percepivo e da lì il responso che ha cambiato la mia vita e di chi mi sta vicino.
Mi trovo ricoverata nel reparto di neurochirurgia, dove da poco è arrivato un nuovo primario, il neurochirurgo Antonio Riccardo Ricciuti, il quale richiede una Rmn con contrasto.
Dopo l’attesa, insieme ad altri medici presenti, convoca me e mia madre per darci il suo responso: astrocitoma di secondo grado. Un tumore cerebrale.
Già solo il nome mi aveva terrorizzato, non riuscivo più a seguire le parole che diceva il dottor Ricciuti, perché il mondo mi era crollato addosso e il mio pensiero era andato immediatamente alle mie bambine. Il dottor Ricciuti con la sua umanità e le sue parole è riuscito a calmarmi e mi ha spiegato passo dopo passo il percorso che avremmo affrontato insieme.
Il primo passo da lui consigliatomi fu un percorso con una psicologa che mi avrebbe aiutato ad affrontare e gestire questo momento. Mi ha affidato alla dottoressa Claudia Iacobacci, psicologa afferente all’Uoc di psicologia, diretta dal dottor Sergio Cavasino, con cui ho affrontato degli incontri che hanno previsto diverse valutazioni neuropsicologiche e colloqui di consulenza psicologica e per affrontare al meglio l’intervento.
Ho conosciuto nel frattempo, il resto dell’équipe che mi ha preso in carico e ha affrontato insieme a me l’intervento.
Le ore passavano, i giorni anche e ci ritroviamo al 21 febbraio, il giorno in cui sarei entrata in sala operatoria per far fronte, da sveglia, alla rimozione del tumore.
Alle 7,30 saluto mio marito e i miei cari e scendo in sala operatoria accompagnata dalla dottoressa Iacobacci, la psicologa, diventata ormai un grande punto di riferimento, insieme all’infermiere Roberto Capalti, del poliambulatorio di chirurgia generale, anche lui un amico e un punto di riferimento.
Nel breve inizia la preparazione all’intervento, l’agitazione e la paura cominciano a farsi sentire sempre di più. Sentivo il cuore battere fortissimo e i miei pensieri andavano sempre alle mie bambine e a mio marito che era rimasto su ad aspettarmi. Dopo circa due ore, impegnate a posizionarmi comodamente e ad attaccarmi i monitoraggi e l’anestesia, attentamente dosata a seconda del momento, inizia l’intervento.
La dottoressa Iacobacci è posizionata di fronte a me, mi sta accanto tutto il tempo e non la perdo mai di vista, intorno a me, dietro la testa tutto il resto dell’équipe. Essendo sveglia e cosciente, per quanto un po’ addormentata, sento ogni rumore e odore e vedo ogni movimento. Tenendomi la mano Claudia mi ha dato forza e mi faceva capire che tutto stava andando bene.
Avevamo chiesto di poter tenere della musica, scelta insieme, di cui conoscevo bene il testo per poterlo cantare e rimanere sveglia. Durante l’operazione mi sono stati somministrati dei test e ho guidato il neurochirurgo a seconda delle mie risposte durante le fasi di monitoraggio (la quale prevede la stimolazione dell’area cerebrale interessata per capire se è deputata a funzioni importanti e quindi decidere di non rimuoverla).
In sala operatoria si percepiva un’aria di calma, tranquillità e anche di ilarità, soprattutto per farmi stare tranquilla il più possibile. Ammetto che ci sono stati dei momenti in cui non sembrava di star affrontando un intervento! Cerco di cantare, contare e fare degli esercizi con mani e piedi per vedere se le funzioni che potrebbero essere intaccate dalla rimozione sarebbero rimaste integre.
Ci sono stati dei momenti critici, in cui ho avuto difficoltà nel parlare, nello stare sveglia e nello stare calma, ma la presenza dei miei punti di riferimento, che erano a conoscenza di ciò che stava accadendo mi ha aiutato a superare quel momento.
Devo ringraziare per questo Claudia Iacobacci e Roberto Capalti, ma soprattutto il dottor Ricciuti e la sua équipe che con le loro battute scherzose sono riusciti a trasmettermi tranquillità e fiducia. Ho messo la mia vita nelle loro mani. Vorrei ricordare, inoltre, l’estrema umanità degli infermieri del reparto di neurochirurgia e della caposala, la signora Pedullà che si sono presi carico della mia permanenza in reparto.
Da metà agosto sto affrontando la radioterapia all’ospedale Careggi di Firenze, da dove mando un grande abbraccio a tutti, a chi mi ha sopportato durante il mio ricovero. Soprattutto ringrazio la dottoressa Claudia Iacobacci, il dottor Ricciuti e il dottor Mei che continuano a seguirmi ogni volta io abbia bisogno. Infine, voglio ringraziare mio marito che non mi ha lasciata sola neanche un momento e che ogni giorno mi dà forza e mi fa affrontare tutto quello che mi aspetta nel modo più sereno possibile.
Non c’è giorno che non parli della grandissima équipe che abbiamo la fortuna di avere a Viterbo.
Samantha Troili
Samantha è stata la prima persona che a Viterbo ha affrontato un’operazione chirurgica molto delicata e innovativa, in quanto effettuata in pochissimi ospedali italiani. Ha subito l’asportazione di un tumore cerebrale posizionato tra l’area del linguaggio e del movimento mentre era sveglia.
Questo iniziale traguardo, raggiunto all’ospedale Belcolle di Viterbo, si è reso possibile grazie all’investimento della direzione strategica, in particolare del direttore generale della Asl di Viterbo, la dottoressa Daniela Donetti, che sta investendo risorse economiche e umane nell’area delle neuroscienze.
Questa tecnica chirurgica è possibile, infatti, solamente con la collaborazione tra diverse unità operative affini e tra gli operatori delle stesse specificatamente formati. Il percorso effettuato in team diventa essenziale per permettere al paziente di affidarsi trovando un clima sereno e assumendo un ruolo da protagonista per il buon esito dell’intervento chirurgico non esente da rischi di danni permanenti importanti e un impatto sulla qualità della vita devastante.
L’operazione è stata effettuata in awake surgery, nella quale, durante la rimozione chirurgica Samantha è rimasta cosciente e sveglia. Lo scopo principale del mantenere il paziente sveglio è rimuovere quanto più tumore possibile senza provocare danni permanenti alle funzioni cognitive e/o motorie, utilizzando tecniche di stimolazione intraoperatoria di altissima precisione che forniscono informazioni sul tessuto tumorale da poter rimuovere o meno.
Questa delicatissima tipologia di neurochirurgia, che richiede la collaborazione e l’integrazione tra diversi professionisti con uno sforzo organizzativo di tipo multidisciplinare a seconda delle diverse fasi dell’intervento, prevede una preparazione specifica del paziente stesso. La predisposizione psicologica del paziente è, infatti, requisito necessario per affrontare tale prassi in quanto le sensazioni e le emozioni provate durante l’intervento sono di notevole impatto e stress emotivo e la loro gestione può influenzare l’andamento dell’operazione stessa.
E’ per questo che Samantha ha affrontato un percorso psicologico che ha previsto sia test neuropsicologici, sia incontri educativi e informativi, ma soprattutto un percorso che ha tenuto conto dei suoi stati emotivi e delle sue paure, decisamente comprensibili.
Dal punto di vista psicologico Samantha ha affrontato molti temi a cui ragazze della sua età non hanno spesso pensato. La paura di morire, i rischi, i cambiamenti e gli effetti collaterali vengono totalmente presi in carico e affrontati insieme a un’équipe numerosa che vede la persona attraverso le sue caratteristiche e i suoi punti di forza e non attraverso la sua malattia.
L’équipe era composta dal primario di neurochirurgia, il dottor Antonio Riccardo Ricciuti e dal dottor Daniele Marruzzo che hanno eseguito l’intervento chirurgico. Oltre loro è stato essenziale l’apporto delle competenze neurologiche messe a disposizione dal reparto di neurologia, dal primario dottor Nicola Falcone e dal dottor Daniele Mei, l’apporto dell’Uoc di psicologia diretta dal dottor Sergio Cavasino, che ha fatto sì che la sottoscritta, dottoressa Claudia Iacobacci, psicologa e con formazione specifica in neuroscienze e riabilitazione dei disturbi cognitivi abbia supportato e preparato in maniera costante prima, durante e dopo l’intervento chirurgico la paziente. L’Uoc di anestesia e rianimazione diretta dal dottor Alberico Paoletti e la collaborazione del dottor Fabrizio Sacco, così come l’Uoc divisione di oncologia e di radioterapia e il supporto del reparto di neuroradiologia.
Samantha è stata, ed è, una persona meravigliosa, semplice e umile, una madre affettuosa e presente e una moglie amorevole. Tutto ciò che ha affrontato è stato grazie alla sua forza, alla sua caparbietà e al suo coraggio.
Il primo ringraziamento va a lei, che ha dimostrato quanto è valso il nostro intervento nella sua vita.
Claudia Iacobacci
Psicologa e neuropsicologa
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