Viterbo – La Tuscia è tra le prime 10 province in Italia che nel 2017 hanno registrato un aumento considerevole degli sfratti per morosità. Vale a dire l’incapacità dell’inquilino di far fronte all’affitto di casa. Quattrocentotrentasei provvedimenti di sfratto emessi, +34,2% rispetto all’anno scorso. In un Paese come l’Italia dove il 90% degli sfratti è dovuto alla morosità. Ma dove tuttavia, rispetto ai precedenti 365 giorni, si è registrato un calo degli stessi in quasi tutte le città capoluogo e su quasi tutti i territori provinciali.
– Il decimo rapporto Uil sulle politiche abitative
Tranne a Viterbo. Preceduta da Catania (+1812%), Caserta (+173%), Trapani (+159%), Oristano (+106%), Potenza (+63%), Campobasso (+55,8%), Crotone (+52%) e Imperia (+50%). Come dire, piove sempre sul bagnato. Tuscia inclusa.
I dati emergono dall’ultimo rapporto del servizio aree urbane e case della Uil dedicato alle politiche abitative in Italia.
Sul territorio viterbese, gli sfratti per morosità nel 2017 sono stati in tutto 436, 399 – ossia il 91% – nel capoluogo, e soltanto 37 nel resto della provincia. Un dato che colloca la città dei Papi tra le prime 20 a livello nazionale.
A livello regionale, Viterbo ha il più alto numero di sfratti sia per quanto riguarda i provvedimenti complessivi emessi sia per il numero di sfratti dovuto alla morosità. In entrambi i casi è seconda soltanto a Roma. Nonostante affitti tutt’altro che elevati. Per un appartamento di 70 metri quadrati si va, in media, dalle 450 alle 600 euro al mese. Più alti in periferia rispetto al centro storico.
“I dati riportati nel rapporto – dice il segretario regionale Uil Lazio di Viterbo e Civitavecchia Giancarlo Turchetti – evidenziano la crisi profonda in cui si trova a vivere il nostro territorio. Con tassi di disoccupazione, in particolare modo giovanile, che superano di gran lunga la percentuale nazionale, licenziamenti e aziende che chiudono le persone non riescono più a pagare gli affitti perché non hanno più un euro da spendere. Una situazione che lo studio della Uil rispecchia pienamente”.
A livello nazionale nel 2017 risulta invece una flessione del 6,7% dei provvedimenti di sfratto emessi (59.609) rispetto all’anno precedente (61.718). Il dato allarmante è che il 90% degli sfratti è dovuto a morosità. In Italia infatti un numero sempre crescente di famiglie ha difficoltà nel pagare l’affitto per l’abitazione, soprattutto nelle grandi città dove i canoni di locazione hanno raggiunto dei costi elevatissimi.
Considerando gli sfratti emessi nel 2017, il dato regionale mostra una quasi generalizzata flessione dei provvedimenti di sfratto, con le maggiori diminuzioni in Piemonte (-28,2%), seguita dall’Emilia Romagna (-25%) e dalla Liguria (-19,7%).
“E’ evidente – spiega la segretaria confederale Uil Ivana Veronese – come l’offerta di immobili residenziali appare oggi del tutto inadeguata a far fronte a tale domanda quantitativamente e qualitativamente crescente, anche in considerazione del fatto che il numero di abitazioni in locazione, già da tempo di dimensioni limitate, ha subito un progressivo ridimensionamento. Si rende quindi imprescindibile la ripresa di una strategia politica nazionale in assenza della quale è messo in pericolo il ruolo stesso delle città in termini di produzione di ricchezza e innovazione, offerta di lavoro e servizi avanzati. In sostanza – conclude Veronese – il vero tema è come mettere sul mercato immobiliare un maggior numero di case ad un costo, soprattutto per l’affitto, compatibile con il reddito della maggioranza delle persone”.
Daniele Camilli


