Viterbo – Venti anni senza Lucio Battisti…
Sembra impossibile che sia passato tanto tempo senza la sua arte, senza le sue canzoni, perché tutte le volte che in televisione o alla radio passa un suo brano lui è qui, è vivo, ci ritroviamo a ripetere quelle parole che ormai sono dentro di noi, fanno parte della nostra storia e ci chiediamo quando le abbiamo imparate e perché le conosciamo tutte a memoria, eppure è per tutti così.
Basta che qualcuno prenda in mano una chitarra e in automatico tutti si ritrovano a cantare le sue canzoni.
L’ altro giorno mio figlio era ad un matrimonio e la sera, dopo i festeggiamenti, si sono ritrovati tutti a cantare Lucio. Perché succeda questo fenomeno con qualche artista non è dato sapere, ma ė così, ci sono delle persone che ti entrano dentro, che riescono a diventare parte di te, succede con i grandi, così come riconosciamo subito un’opera di Leonardo, di Michelangelo o di Caravaggio, o un’aria di Puccini o di Verdi, ci sembrano tutti contemporanei e amici.
Lucio era ritroso, aveva un carattere un po’ particolare, ma quando cantava diventava uno di noi, diventava noi, perché riusciva ad esprimere le nostre emozioni, i nostri sentimenti, così come volevamo esternarli noi.
Nella sua ultima intervista del 1979 dopo la rottura del sodalizio con Mogol, tra l’altro disse: “…non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro. L’ artista non esiste. Esiste la sua arte”.
Al grande artista di Poggio Bustone, Viterbo ha dedicato pratogiardino. Un luogo che, come spesso ha detto Mogol, andrebbe valorizzato proprio nel segno di un mito assoluto come Lucio Battisti.
Laura Ognibene
