Viterbo – Violenza contro le donne, il comune affossa la casa rifugio e rischia di dover restituire alla regione 240mila euro che giacciono nelle casse di palazzo dei Priori da aprile 2017 e frutto del bando regionale approvato a novembre 2017.
Quando si dice attenzione verso un tema così delicato, c’è una certa continuità. Un disastro cominciato con Michelini e chiuso da Arena.
Non solo la casa rifugio, che non ci sarà. Dall’amministrazione assestano un duro colpo anche al centro antiviolenza di Erinna. Che però non chiude, anzi. Le volontarie proseguono il lavoro: “Ma non accoglieremo più – spiega Valentina Bruno – le donne inviateci dalle istituzioni. Solo chi verrà direttamente al nostro sportello”.
Troppo disinteresse e le responsabili Erinna dicono basta. “Non avremo più rapporti con enti pubblici – sostiene la presidente Anna Maghi – finora sono stati un fallimento totale”.
Ultimi dei quali, i due progetti per aprire una casa rifugio, per il centro antiviolenza e uno sportello informativo.
Bando regionale, progetti di Erinna, partner esperto, capofila il comune di Viterbo. La graduatoria esce il 24 novembre 2017, ad aprile 2018 arrivano dalla regione anche i fondi: 170mila euro per la casa rifugio e 68mila per il centro. Ma da palazzo dei Priori, come denuncia la presidente Anna Maghi, non muovono paglia.
Tutto fermo, fino al 29 agosto. Quando in comune la calma continua a regnare piatta e quella di Erinna, insieme alla pazienza, è finita, decidendo di ritirarsi dai progetti. Morale della favola senza lieto fine, la casa rifugio non c’è e il centro antiviolenza andrà avanti, ma con le forze dell’associazione. Tutti i soldi andranno restituiti e nel frattempo sono passati altri dieci giorni e dal comune tutto ancora tace. Nessuno si è degnato di rispondere alla lettera con cui Erinna ha ufficializzato il ritiro dall’impegno preso.
Qualcuno in realtà ha scritto: “È stata la regione – ricorda Anna Maghi – ha inviato una lettera al comune e a noi per conoscenza. “I toni sono duri – spiega Maghi – si dà al comune 15 giorni per una soluzione tempestiva e nel caso non si trovi, scatta la revoca. Il comune dovrà restituire i soldi”. Disastro su tutta la linea. Un disastro che però vede una continuità fra vecchia e nuova amministrazione. “Nessuna delle due ha fatto nulla”.
A Erinna una domanda sulle ragioni se la saranno fatta. Il progetto è stato vinto, i soldi sono in cassa, perché è tutto fermo, negligenza o volontà politica? “Tutte e due – dice Maghi – negligenza nel costume, volontà politica, perché è cosa che non interessa. Mentre sta per partire un nuovo bando, non hanno dato seguito nemmeno al vecchio.
Per carità, poi a parole tutti si spendono, poi però… forse perché noi non siamo clienti di nessuno e non c’interessa. Non siamo nati per prende soldi da qualche parte, quindi facciamo marcia indietro”.
Nella sede di via dei Mille ci sono sacchi ammucchiati, qualche suppellettile. Quello che resta della casa rifugio di Erinna che è stata chiusa a fine maggio, dopo tanta fatica, per assenza di fondi. E l’altra mai aperta.
Dal progetto alla rinuncia è stato un lungo calvario. “Al bando della regione ha risposto il comune di Viterbo – ricorda Anna Maghi – serviva un’associazione che avesse esperienza e sul territorio ci siamo solo noi che operiamo da venti anni. La sola cosa che abbiamo chiesto era di non aprire un nuovo centro antiviolenza, essendocene già uno che funziona. Abbiamo deciso di collaborare, scritto i due progetti e il comune li ha presentati e messi in graduatoria”. Pubblicata a novembre. “Abbiamo fatto due conti, tra gennaio e febbraio pensavamo si sarebbe iniziato e di conseguenza ci siamo attrezzati, facendo partire la formazione per noi e le persone nuove. Invece, niente. Per aprire una casa rifugio servono mesi. Noi lo sappiamo.
Avvertiamo il comune, ma tutto tace fino ad aprile, quando ci dicono che i soldi sono arrivati nelle casse dell’amministrazione per tutti e due i progetti”.
Le volontarie trovano anche una casa adatta. L’affitto costa pure meno della spesa preventivata. Niente. “Passa maggio e anche giugno – continua Maghi – capiamo per i nuovi arrivati che il primo pensiero non sia Erinna, ma non lo è nemmeno dopo due mesi.
Sono scaduti pure i termini per formare l’Ats, associazione temporanea di scopo, necessaria per avviare l’attività”. Così, ad agosto hanno deciso. Basta. Questione anche di sopravvivenza. “Il nostro centro ha costi – ammette Maghi – nel tempo abbiamo messo da parte qualche soldo che ci consente d’andare avanti per due o tre anni, pagare le spese vive. Li stiamo usando da 16 mesi e non abbiamo presentato altre richieste a fondazioni o altro, perché eravamo impegnati coi due progetti.
Abbiamo deciso di rinunciare, per poter andare avanti”. In un modo nuovo. “Erinna continuerà – spiega Valentina Bruno – a fare lavoro culturale in modo più preciso e concentrato. Non accoglieremo più donne inviate dalle istituzioni. Ci concentreremo su quelle che sceglieranno di rivolgersi al nostro centro direttamente”. Perché le istituzioni non ci sono ma pretendono: “E non si può pretendere che un centro basato sul volontario renda un servizio che lo stato dovrebbe garantire”.
C’è parecchia amarezza. “Nel vedere opportunità importanti – continua Maghi – per il territorio, sfumare a fronte di bandi vinti e finanziamenti arrivati”. Il comune non ha voluto in dono nemmeno i mobili e le suppellettili della casa rifugio di Erinna. Poi regalati a chi ne aveva bisogno.
“Siamo un’eccellenza – precisa Bruno – su un territorio che non se la merita”. E un comune indifferente. Pure su un tema così delicato, la violenza sulle donne. “Noi andremo avanti – conclude Anna Maghi – in modo volontario, con le attività che pensiamo di portare avanti. I progetti, se qualcuno ce li finanzia bene, altrimenti andremo al cinema”.
Giuseppe Ferlicca


