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“Sicurezza a Viterbo, situazione soddisfacente”

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Viterbo - Festa del patrono della polizia - Il questore Massimo Macera

Viterbo – Festa del patrono della polizia – Il questore Massimo Macera

Viterbo - Festa del patrono della polizia

Viterbo – Festa del patrono della polizia

Viterbo - Festa del patrono della polizia - Gli agenti a cavallo

Viterbo – Festa del patrono della polizia – Gli agenti a cavallo

Viterbo - Festa del patrono della polizia - Il vescovo Lino Fumagalli

Viterbo – Festa del patrono della polizia – Il vescovo Lino Fumagalli

Viterbo – (raff.stro.) – La questura l’ha scelto per celebrare san Michele Arcangelo, patrono e protettore della polizia. Il quartiere San Faustino, tra i più difficili di Viterbo. Che questa mattina è stato attraversato dagli agenti a cavallo. Una sorpresa per i grandi ma sopratutto per i più piccoli. “In questo quartiere – ha ricordato il questore Massimo Macera – i residenti denunciano da tempo situazioni di disagio, soprattutto relazionale. Ma insieme alle altre forze dell’ordine siamo sempre intervenuti con immediatezza, rapidità e decisione. Non posso che essere orgoglioso di questo importantissimo sforzo, ma non dobbiamo mai abbassare la guardia”.

Nella chiesa della santissima Trinità la messa celebrata dal vescovo Lino Fumagalli. “Grazie – ha esordito nell’omelia rivolgendosi agli agenti presenti – perché il vostro impegno e il vostro servizio è difficile e a volte odioso. Ma è importante, anzi fondamentale, per il bene comune e per una convivenza ordinata.

La festa di san Michele – spiega il vescovo Fumagalli – ci riporta al tema degli angeli, che di Dio sono i messaggeri. E voi poliziotti siete gli angeli di Dio, strumenti per una realtà migliore. È una gioia, ma anche una forte responsabilità: il vostro lavoro è una vocazione. Una chiamata, un mandato del Signore. Il vostro è un lavoro di repressione. Ma fate attenzione, perché è la prevenzione a essere fondamentale. E nel prevenire i comportamenti sbagliati dobbiamo impegnarci tutti. Tutti dobbiamo avere a cuore il futuro, che deve essere migliore.

La violenza a Viterbo mi preoccupa – ammette il vescovo -, perché sembra stia crescendo. In questo quartiere, San Faustino, non c’è giorno che non ci sia una rissa. A Mammagialla quasi il 60% dei detenuti sono stranieri, e sono lì perché sicuramente hanno sbagliato. Ma dobbiamo porci il problema. Se ci fosse più accoglienza, integrazione e coinvolgimento, anche lavorativo, sono sicuro che l’80% di quel 60% non starebbe in carcere. La violenza è infatti il frutto del degrado, della precarietà sociale, della mancanza dei mezzi minimi per vivere dignitosamente. Chi entra a far parte dei gruppi delittuosi sono infatti persone reclutate come manovalanza a basso costo. Tutti dobbiamo impegnarci per una convivenza migliore. Creiamo strutture, creiamo uno stato migliore”.

Infine l’augurio. “Spero che tra vent’anni – conclude il vescovo Fumagalli – non ci siano più poliziotti che reprimano i crimini, ma solo poliziotti che sostengano il bene comune”.



È stato papa Pio XII a proclamare san Michele patrono e protettore della polizia. Raffigurato come un combattente, descritto nel Nuovo Testamento come avversario del demonio e considerato difensore del popolo di Dio e del bene e guardiano contro le forze del male, rappresenta il poliziotto che quotidianamente combatte al servizio dei cittadini. Una lotta per l’incolumità e la difesa delle persone.

“Sub lege libertas”, recita il motto della polizia di stato. “Sotto la legge le libertà”. Gli agenti sono infatti chiamati ad assicurare il rispetto delle leggi, l’ordine e la sicurezza dei cittadini. Un impegno costante, a cui si unisce la straordinaria funzione di soccorso e assistenza pubblica rappresentata dalla doppia fiaccola incrociata nello stemma araldico.

“Essere paragonato a un angelo mi lusinga – ha detto nel suo discorso il questore Massimo Macera -, ma so di non meritare tanto. Eppure quotidianamente, con le mie donne e i miei uomini, combatto contro il male. E nessun giorno è mai uguale all’altro in quest’epoca che ci sembra sempre più complicata. Prendiamo decisioni rapide e immediate, e abbiamo una grande responsabilità da cui possono derivare grandi conseguenze. Non siamo infallibili, e per questo dobbiamo restare umili – continua il questore rivolgendosi ai suoi agenti -. Ma anche uniti e solidali contro le critiche, che a volte non mancano. Uniti e solidali non solo tra di noi, ma con tutti i cittadini onesti. Siamo operai della democrazia e assicuriamo il diritto alla sicurezza, perché senza sicurezza non c’è la vera libertà. A Viterbo e provincia il livello di sicurezza è soddisfacente, ma il nostro impegno non deve mai venir meno. Che la popolazione ci supporti sempre, perché i suoi riconoscimenti sono per noi linfa vitale”.

Nella chiesa della Trinità il comandante della squadra mobile Donato Marano e della squadra volante Riccardo Bartoli, il dirigente della Digos Fabio Zampaglione e il capo della polstrada Gianluca Porroni. Il prefetto Giovanni Bruno, il sindaco Giovanni Arena, il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe Palma e della Guardia di finanza Giosuè Colella.

Tanti i cittadini, come i rappresentanti dell’Anps e i familiari degli agenti. E a quest’ultimi, come da quattordici anni a questa parte, è dedicato il Family day. In tutta Italia gli uffici e le strutture della polizia di stato saranno aperti alle madri e ai padri, alle mogli e ai figli degli agenti. “Alle nostre famiglie – ha concluso il questore Macera – non possiamo che dire grazie. Perché gli imponiamo sacrifici, ma ci amano e ci sono sempre vicine”.


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