Viterbo – (sil.co.) – Assenteismo al servizio psichiatrico, no alla revoca della misura interdittiva.
A una settimana dagli interrogatori di garanzia, il giudice per le indagini preliminari Francesco Rigato ha rigettato la richiesta dei difensori dei tre medici e dell’assistente sociale sospesi lo scorso 11 ottobre dal dipartimento salute mentale della cittadella della salute in seguito all’indagine per truffa aggravata e falsa attestazione in servizio avviata a dicembre dell’anno scorso dal nucleo investigativo dei carabinieri, coordinati dal pm Franco Pacifici.
Restano dunque sospesi dal servizio, per un periodo variabile da sei a dieci mesi, l’assistente sociale Marina Morelli e i dottori Pierangelo Martini, Franca Scarcella e Orazio Romolo De Stefano, quest’ultimo in pensione a partire dal primo novembre e già assente per problemi di salute 1quando è scattata la misura cautelare chiesta dalla procura della repubblica e disposta dal tribunale di Viterbo.
“Una misura di cui non si capiscono le esigenze”, secondo i difensori Paola Mangano e Francesco Massatani, i quali fin dal principio hanno sottolineato come i fatti risalgano a un anno fa e nel frattempo siano state chieste due proroghe, per cui tutti gli indagati erano perfettamente a conoscenza dell’inchiesta. Impossibili quindi, ad oggi, l’inquinamento delle prove, la reiterazione del reato e tanto meno la fuga degli indagati. Adesso i legali dovranno decidere se presentare ricorso al tribunale della libertà di Roma.
Come è noto, oltre ai sanitari sospesi, altri sono oggetto di indagine, sempre per le stesse ipotesi di reato, da parte dei carabineiri guidati dal maggiore Marcello Egidio che per mesi, col coordinamento del sostituto procuratore Pacifici, hanno filmato al timbracartellini, seguito e fotografato durante le uscite sospette il personale del dipartimento salute mentale della Asl di Viterbo.
Ha suscitato clamore, in particolare, la rivelazione che uno dei sanitari si recasse alle terme durante l’orario di lavoro.
Sentiti dal gip, i quattro che sono stati colpiti dalla misura interdittiva si sono difesi dalle accuse. Per prima, lo scorso 14 ottobre, è stata ascoltata la dottoressa Scarcella, una psichiatra, secondo cui, trattandosi di un dirigente di secondo livello di unità operativa complessa, non avrebbe obbligo di orario né alcun interesse ad attestare orari di lavoro, perché il suo reddito prescinde dagli orari di lavoro. “Ha inoltre spiegato come nelle 4-5 giornate che le vengono contestate, fosse al lavoro per conto della Asl, fornendo tutta la documentazione attestante gli impegni professionali specifici, tra i quali conferenze e sessioni di esami”, ha spiegato l’avvocato Massatani.
Nell’arco degli ultimi due anni, in tre distinte inchieste, sono circa una trentina i presunti assenteisti colpiti da provvedimenti di natura penale. Oltre ai tre dottori e all’assistente sociale in forza al servizio psichiatrico, la ventina di indagati del centro trasfusionale dell’ospedale di Belcolle dei quali si è saputo a fine gennaio 2017 e i tre medici di guardia assenteisti di Vetralla, due uomini e una donna, sospesi all’inizio di ottobre.
A margine della conferenza stampa nel corso della quale il 12 ottobre è stata illustrata l’operazione, il procuratore capo Paolo Auriemma e il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe Palma hanno sottolineato come il fenomeno dell’assenteismo in ambito sanitario, seppure importante, riguardi solo una minima parte del personale della Asl, che ammonta a oltre tremila unità.
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

