Viterbo – (g.f.) – In provincia arrivano i mostri. Alcuni sono recenti, altri meno. Sono in agguato, vogliono aggredire i diritto conquistati dalle donne. Tra mille difficoltà e ancora molte disparità.
Questi mostri è bene conoscerli e ieri il comitato di Viterbo Nonunadimeno ha organizzato un incontro alla sala conferenze in via Saffi. Per “donne ribelli e non rassegnate”. Diverse ad ascoltare, c’è anche qualche uomo in sala, altre a presentare i nuovi mostri. Del lavoro o del cervello. Solo due contro cui combattere. L’elenco è lungo.
“Noi vediamo scrittrici, astronaute, scienziate – spiega Elvira Federici – ma il mondo sembra ancora non accorgersene. Il nostro compito è far vedere la realtà”. Combattendo contro il mostro del cervello.
“Per il quale – continua Federici – il rettore della Normale di Pisa denunciava che non si sentiva libero di promuovere ricercatrici, perché oltre all’invidia che possiamo immaginare in ambienti competitivi anche tra gli uomini, c’è anche la violenza sessista”.
Finché alcuni concetti non saranno rasi al suolo, il problema resterà. Come quello per cui le donne hanno un’intelligenza particolare: “Pratica e la matematica non fa per loro – spiega Federici – e per surrogare la tesi, spiegano che ce ne sono poche”. Usando l’intelligenza, magari si scoprirebbero altre ragioni.
“La prima e più forte violenza alla donna è dire che non è parte di questo mondo. Pensare contro l’evidenza”.
Altro mostro è quello del lavoro. Al tavolo si succedono donne che raccontano donne. Delle differenze di genere nel mondo di lavoro. Dati cui si fa fatica a credere, tanto sono mostruosamente ingiusti. Il 65% delle donne lavoratrici sono pagate poco o niente, la loro è un’attività di cura, contro il 22,9% degli uomini. La parità è un dato acquisito (dovrebbe). Poi però arrivano le pari opportunità. Qualcosa non funziona.
Per non parlare della disparità nei salari. Sei su dieci non sono retribuite come meritano, tre su quattro sono sottoposte a part time involontario, perché devono farsi carico delle incombenze familiari, l’81% si occupa dei lavori domestici e il 97% si prende cura dei figli.
E le pensioni? Secondo i numeri presentati alla sala conferenze, proprio a causa della discontinuità lavorativa, molte donne a quota cento non ci arriveranno mai.
Storie di donne e storie di migranti. Nel decreto sicurezza: “Scompare la protezione umanitaria, si parla di casi speciali”. Perché concessa con troppa facilità. È la motivazione del ministro Salvini. “Invece – fanno sapere – il 52% delle domande è respinto, il 25% accolto, 8% sono rifugiati politici e 7% altri tipi”. Un altro mostro contro cui combattere.



