Viterbo – Fumo e polvere dalla falegnameria al pianoterra, due famiglie ai ferri corti.
Il laboratorio, che secondo loro inquina e disturba, manda in bestia il padre, la figlia e il genero che abitano al piano di sopra. Finisce con la figlia che, dopo avere denunciato l’artigiano alla Asl, viene denunciata a sua volta dalla di lui madre per diffamazione quando si scopre che è tutto a posto.
Scenario un piccolo centro della Bassa Tuscia, dove, tra querele e controquerele, nei primi mesi del 2014, gli animi si sono talmente surriscaldati che il proprietario della casa e il genero, difesi dall’avvocato Emilio Lopoi, sono finiti a processo per violenza privata, nei confronti della donna, davanti al giudice Giacomo Mautone.
“Se incontro tuo figlio lo gonfio di botte e non te lo faccio tornare a casa”, si sarebbe sentita dire la madre del falegname.
Una cosa seria, considerato che la presunta vittima, ovvero la madre 63enne del falegname, non ha alcuna intenzione di rimettere la querela. Questo martedì al tribunale di Viterbo si è tenuta la prima udienza.
“Mi avessero chiesto scusa forse lo avrei fatto – ha spiegato la donna al giudice – al contrario, siamo qui perché mi minacciavano di ritorsioni, specie il suocero, se non avessi ritirato la denuncia fatta contro la figlia, moglie del genero imputato, dopo che è emerso che il laboratorio era assolutamente in regola. Volevo solo che risarcisse mio figlio per le spese sostenute per dimostrare che nella sua bottega era tutto a posto”.
“Sono stata presa di petto. Il suocero mi ha detto: ‘Se incontro tuo figlio lo gonfio di botte e non te lo faccio tornare a casa’. Vivo con le pasticchette. A 60 anni, mi sono messa a piangere in ginocchio davanti al genero e alla figlia, una coppia di trentenni, supplicandoli di lasciare in pace mio figlio che fa solo il suo lavoro. Mi hanno detto ‘testa di c…..’ e ‘pezzo di m….’. Vivo tuttora nella paura. Un mese fa il suocero è tornato alla carica. Anche adesso, nonostante sia sotto processo, pretende il ritiro delle denunce. Temo che venga fatto del male a mio figlio”.
Sentita la donna, il processo è stato rinviato alle ore 11,30 del 12 aprile per la discussione.
