Tarquinia – “Se ci chiedi cosa faremo non sappiamo risponderti. Abbiamo poco più di 50 anni. Siamo troppo giovani per la pensione ma troppo vecchie per trovare un altro lavoro”. Tre donne si raccontano. Tre mamme, con percorsi di vita differenti, che hanno lavorato per oltre 20 anni a Mondo Convenienza a Tarquinia.
In quel punto vendita che ha spento le luci per sempre pochi giorni fa, lasciando con un futuro incerto 18 dipendenti. “Un fulmine a ciel sereno – raccontano -. La notizia della chiusura ci è stata data solo il 13 settembre. Ci hanno chiamato separatamente per informarci e dirci che le sedi per un eventuale trasferimento erano fuori dal Lazio”.
Pescara, Pisa, Catania, Brescia, Verona. Città lontane centinaia di chilometri. “Sono separata e ho una figlia disabile di 15 anni che soffre di attacchi epilettici – dice una delle tre –. Avevo un contratto part time a 20 ore. Mi è stata proposta Sassari, dove avrei iniziato a lavorare dall’1 ottobre. Il giorno dopo la chiusura di Tarquinia. Se fossi stata sola lo avrei anche potuto fare, per assurdo. Ma per come sto è impossibile”.
“Vivo da sola con due figli”, le fa eco l’amica. “Ero dipendente part time a 24 ore. Ho pensato di accettare il trasferimento a Pisa e fare la pendolare. Ma senza agevolazioni da parte dell’azienda il mio stipendio se ne sarebbe in gran parte andato tra abbonamenti e spese di pernottamento. Quindi ho rinunciato”. “Sono una mamma single con una bimba di 9 anni e ho la 104 per mio padre – rivela l’ultima a prendere la parola –. Lavoravo 30 ore a settimana. Le destinazioni proposte? Impossibili da prendere in considerazione per la mia situazione famigliare”.
Alla società chiedono spiegazioni sulla strategia aziendale messa in atto negli ultimi anni. “Quale era il senso di avere tre punti vendita a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro. Così dopo la chiusura dell’outlet di Civitavecchia, il 30 giugno, è toccato a noi. Una sede storica, che nonostante alti e bassi, era un punto di riferimento per il territorio. Negli ultimi mesi il volume di affari era cresciuto. E poi, un’azienda che nel 2017 ha superato il miliardo di euro di ricavi ha difficoltà a risolvere in modo serio il problema lavorativo di 18 persone”.
Il domani è un grande punto di domanda: “Per la pensione siamo giovani. Per trovare un altro lavoro siamo vecchie. È ovvio che una ditta preferisca assumere e formare ragazzi pagandoli di meno, rispetto a persone con più esperienza”. Cosa rimane di questi giorni vissuti all’attenzione dell’opinione pubblica. “Ci siamo stupite per la solidarietà dimostrata dalla gente – concludono –. Non pensavamo che la sera della chiusura venissero tante persone a incoraggiarci e a farci sentire la loro vicinanza. Le ringraziamo e un grazie lo rivolgiamo al sindaco di Montalto di Castro Sergio Caci per le parole spese a nostro favore”.
Daniele Aiello Belardinelli
