Viterbo – E’ ufficiale. Il governo “intende rivedere il progetto del raddoppio dell’aeroporto di Fiumicino ed è stata avviata l’interlocuzione con i soggetti coinvolti”.
L’ha detto alla camera il 26 settembre il sottosegretario di Toninelli, onorevole Dall’Orco, condividendo le preoccupazioni dei deputati Stumpo e Fassina sul decreto che il presidente Monti a Natale 2012 firmò per cancellare il già approvato scalo di Viterbo e consentire ad AdR (Gruppo Benetton) di ampliare Fiumicino su terreni in gran parte riconducibili agli stessi Benetton.
Viterbo, allora, si ribellò; il sindaco Marini chiese giustizia al tribunale amministrativo regionale ed il successore Michelini fece altrettanto (per ora spese legali e…in sonno?)
A Ferragosto scorso, il crollo del ponte di Genova ha riaperto la ferita e, dopoché Tusciaweb l’ha ricordato, Giulio Marini – il quale con Mazzoli guidò la Tuscia verso l’aeroporto – ha suonato la sveglia alla politica.
Il senatore Fusco e l’on. Rotelli hanno interessato parlamento e governo; il sindaco Arena ha assicurato che “qualora si dovesse optare per il terzo scalo nel Lazio, Viterbo ci sarà”; il pd Margiotta ha detto che la questione Aeroporto di Viterbo si può riaprire e la signora Minchella ha ribadito“l’idoneità del nostro territorio per essere sede dello scalo aeroportuale“; il professor Franco Angeli, già impegnato con la signora Frontini, ha chiesto di “studiarne gli impatti economici e sociali”, coinvolgendo i cittadini su una “decisione – scrive- che avrà significative ricadute sul territorio”.
Sì, quelle di portarsi dietro treni, strade, alberghi, turismo, cultura, nella salvaguardia dell’ambiente e semprechè non ci si faccia trovare impreparati. Tutti, compresi provincia , camera di commercio, università, forze sociali e regione. Se vogliono
Renzo Trappolini
