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“L’Ater naviga a vista e senza una strategia…”

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Ugo Gigli

Ugo Gigli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Gentile direttore,

le scrivo queste poche righe nella speranza che possa pubblicarle.

In passato il suo giornale ha riservato molte “attenzioni” alla mia persona e spero che oggi, essendo io definitivamente fuori dai giochi, le mie riflessioni siano accolte come un contributo a migliorare un’azienda, l’Ater di Viterbo, a cui ho dedicato tutta (o quasi) la mia vita lavorativa.

Le scrivo perché quello che sta avvenendo all’Ater è davvero preoccupante. Gli attuali vertici si muovono in modo schizofrenico, come è avvenuto ad esempio, per la vicenda Birindelli: da una parte, come ritengo lei sappia, si propone ricorso in Cassazione contro la riassunzione dell’ingegnere dall’altra, a distanza di pochi giorni, viene riconosciuto alla stessa Birindelli un aumento pari al 30% dello stipendio.

La domanda è: l’Ater di Viterbo ha bisogno o no dell’ingegner Birindelli?

Se ricorre in Cassazione contro il suo reintegro evidentemente no. Ma se le aumenta lo stipendio, allora vuol dire che le vengono riconosciute mansioni tanto importanti da giustificare un maggiore esborso di denaro in suo favore.

Qualcuno dovrebbe spiegarlo, caro direttore, perché qui parliamo di decisioni di un’azienda che è patrimonio di tutti i viterbesi, ma che qualcuno usa come un personale giocattolo dando e togliendo a suo piacimento senza alcuna logica.

Un fatto è singolare: l’attribuzione del 30% ai funzionari è competenza del direttore generale ma, nel caso della Birindelli, la determinazione (caso unico nella storia dell’Ater) contiene anche la firma del commissario straordinario Grazini. Una linea, invece, dovrebbe esserci, perché stiamo parlando di un’azienda che potrebbe essere motore per l’economia della Tuscia. Al contrario, però, si continua a penalizzare l’impresa locale: si faccia spiegare dai vertici dell’Ater, caro direttore, perché gli appalti delle manutenzioni vanno a Roma ed altrove e non restano nel viterbese.

Le ribadisco che sono seriamente preoccupato della piega che hanno preso gli eventi.

Il personale è scontento, perché, tranne quei quattro o cinque “fortunati”, i vertici aziendali non si preoccupano di niente e di nessuno, nemmeno di chi chiede un piccolo e meritato riconoscimento (certo non del 30%) prima di andare in pensione. Eppure non si trovano i soldi per questi dipendenti (poche migliaia di euro) ma si trovano 38mila euro in un biennio, per ingaggiare come consulente esterno un avvocato.

In definitiva, caro direttore, l’Ater naviga a vista, senza una strategia, senza una guida certa: non si programma più niente, non si costruisce nulla e non si muove un dito per le fasce più deboli della popolazione a cui va garantito un tetto, soprattutto in tempi di crisi come questi.

Il rischio, continuando a procedere senza bussola è di andare a sbattere contro qualche scoglio e di affondare. E questo è esattamente ciò che vorrei scongiurare per il bene dell’azienda, dei suoi dipendenti, degli utenti e dell’economia della Tuscia.

Ugo Gigli


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