Tarquinia – Da luogo simbolo per il rilancio del turismo a edificio abbandonato all’incuria e al degrado. E’ l’ecoalbergo delle Saline di Tarquinia.
Dopo i lavori di riqualificazione finiti nel 2008 costati oltre 1 milione di euro, messo a disposizione dalla regione Lazio nel 2006 con i fondi Docup europei e regionali, la struttura non è mai entrata in funzione.
Pezzi d’intonaco caduti, vetri rotti, erba alta sono il desolante presente. Nelle stanze ci sono ancora i materassi avvolti nel cellofan coperto dalla polvere. Pareti e muri sono pieni di muffa. Il pavimento in più punti è spaccato. La porta d’ingresso all’edificio rimane aperta e chiunque può entrare all’interno. I soli a frequentare il posto i piccioni.
Sito d’importanza comunitaria e zona di protezione speciale, le Saline sono una riserva di circa 170 ettari a poca distanza da Tarquinia lido. L’estrazione del sale è cessata nel 1997.
Il borgo ottocentesco, dove sorge l’ecoalbergo, rappresenta un bellissimo esempio di archeologia industriale ed è sottoposto a vincolo dal Mibact. Più volte si è parlato negli ultimi venti anni di un progetto complessivo di rilancio turistico a carattere culturale e ambientale.
Tanti buoni propositi cui non sono seguiti mai fatti, per un un continuo rimpallo di competenze burocratiche tra istituzioni. Ma nessun atto di accusa. Solo un articolo per informare e sensibilizzare le istituzioni su un edificio che va recuperato, per diventare finalmente un valore per la città.
Daniele Aiello Belardinelli



