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“L’innovazione sostenibile spesso è messa in dubbio dai vari partiti del no”

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Diego Righini, general manager Itw Lkw Geotermia Italia spa

Diego Righini, general manager Itw Lkw Geotermia Italia spa

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il contesto politico determinatosi in Italia, dopo le elezioni del 4 marzo, mette il mondo imprenditoriale e, soprattutto quello delle Pmi dello Sviluppo sostenibile, di fronte a nuove sfide tra le quali come farsi riconoscere, valutare e sostenere in modo oggettivo per qualità tecnologiche e scientifiche, eco-compatibili, senza restare vittime del “metodo Nimby” che in alcuni casi ha costruito veicolo di consenso c.d. “Partito del No”, vero nemico dello sviluppo e dell’innovazione sostenibile delle Pmi.

Per un’impresa, le organizzazioni politiche con radicamento social e territoriale, come il Movimento Cinque Stelle e la Lega di Salvini, possono essere un fattore positivo per lo sviluppo dei progetti, a condizione che gli interlocutori territoriali abbiano chiari fin dall’inizio i programmi di sviluppo e le scelte strategiche sui servizi principali da offrire ai loro territori, evitando di divenire passivi me-gafoni di contestazioni preventive, rese non più tecnicamente valutabili dall’inondazione di “fake news” sulla rete Internet.

Ogni comunità cittadina non è consapevole del fatto che l’energia, l’acqua, le telecomunicazioni, i trasporti e tanto altro, dipendono da scelte progettuali fatte in passato e che oggi, soprattutto nel settore dell’energia, non sono più sostenibili per il futuro ecosistema del pianeta e delle aree territoriali che, in passato, hanno dovuto sopportare i grandi impianti energetici con notevole impatto per offrire l’energia a vasti territori se non addirittura a tutto il paese.

Oggi, ogni comune o consorzio di comuni dovrebbe avere l’obbligo di auto-produrre sul proprio territorio almeno il 50% del fabbisogno energetico, così da liberare l’Italia dalla dipendenza energetica straniera che assorbe molte risorse economiche pubbliche che potrebbero essere utilizzate per altri settori strategici o per la stessa rigenerazione urbana che meglio si possa integrare con il paesaggio e la biodiversità dei luoghi.

Nel nostro caso d’impresa energetica geotermica, al lavoro da oltre otto anni sul territorio regionale dell’Umbria e del Lazio, è fondamentale avere un sostegno chiaro alla riconversione delle fonti di produzione di energia passando, attraverso una programmazione chiara e incontrovertibile, da impianti a impatto sull’ambiente (CO2 e rifiuti) a impianti rinnovabili a zero carbon e senza scarti di produzione.

L’impianto geotermoelettrico a ciclo binario (ciclo chiuso), è uno strumento molto efficace, senza impatti sull’ambiente, per offrire energia pulita elettrica e per riscaldamento/ raffreddamento a basso costo, senza la necessità di grandi impianti, per esempio un centro urbano di tremila abitanti può essere servito con un singolo impianto di 400 m2 alto 15 mt. con una potenza elettrica di 5.000 kwh ad un prezzo in bolletta cinque volte inferiore all’attuale.

La fine del mercato tutelato dell’energia sarà un altro fattore di spesa per le famiglie e le imprese, questo perché l’Italia è ancora troppo legata a monopoli energetici, come Enel per l’elettricità ed Eni per gli idrocarburi che, caso strano, sono da sempre i veri critici dei piccoli impianti locali, invece vera leva per l’indipendenza energetica di ogni comune sotto i 15 mila abitanti.

La prima sfida culturale da vincere è quella della netta separazione legislativa dello “zero carbon” dal “low carbon”, perché su questa novità normativa potrebbe delinearsi il primo cedimento dei monopoli, forti nella comunicazione e nei benefit lobbistici, ma molto deboli nel rendersi in breve periodo completamente ecologici per dimensioni ed anzianità di tecnologie impiantistiche.

Un grande impianto energetico crea molte economie di scala, soprattutto se legato a vecchi contratti di fornitura da monopolisti, ai quali il più delle volte si legano incentivi ignoti e sussidi di Stato.

Obbligare tutti allo “zero carbon”, per avere aiuti di Stato spiazzerebbe i grandi, lasciando alla rete delle Pmi uno spazio di mercato importante.

Per le comunità locali e le amministrazioni dei piccoli comuni, dialogare con le Pmi sarà più vantaggioso e il loro potere contrattuale, da esercitare per i benefici territoriali, sarà di gran lunga superiore.

Certamente tutto questo si realizzerà se anche le amministrazioni locali vorranno crescere in programmazione e lealtà sugli impegni presi con le Pmi, perché le Pmi non hanno la capacità di tenuta imprenditoriale di fronte a cambi ingiustificati di opinione e lentezza amministrativa. In sintesi, siamo di fronte all’opportunità di costruire una nuova organizzazione delle Pmi energetiche sul territorio italiano, qualificate, dialoganti e con capacità energetiche ecologiche superiori a quelle dell’attuale contesto imprenditoriale monopolista o oligopolista, dimostratosi fino ad oggi troppo forte e grande, quasi da potere dialogare alla pari con lo Stato, ignorando completamente le aspettative dei territori e delle comunità locali.

Noi ci siamo per il settore geotermia e lo dimostreremo a breve con gli imponenti risultati tra le Regioni Umbria e Lazio. 

Diego Righini
Geotermia Italia spa


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