Viterbo – A Livorno i falsi Modigliani, a Viterbo il falso Shimamoto.
E’ l’opera attribuita al maestro giapponese Shōzō Shimamoto, famoso per le “cannonate” di colore sparate sugli oggetti e sulla tela, che un commerciante d’arte residente a San Martino nel Cimino ha venduto nel 2012 presso una nota casa d’aste della capitale.
Nulla da ridire da parte dell’acquirente. Ma l’opera sarebbe un falso secondo l’associazione “Shōzō Shimamoto” che ha sede a Napoli e che, oltre a sporgere denuncia, si anche è costituita parte civile al processo in corso, per competenza territoriale, davanti al giudice Silvia Mattei del tribunale di Viterbo, da dove l’opera è partita alla volta della capitale per essere venduta.
Il commerciante è accusato di contraffazione di beni culturali. Ma secondo il difensore, avvocato Emilio Lopoi, sarebbe praticamente impossibile stabilire se l’opera sia davvero un falso, come ritiene l’associazione Shōzō Shimamoto, oppure un originale, come è convinto che sia l’imputato.
Shimamoto, morto a Osaka nel 2013 all’età di 85 anni, è stato pioniere della “Mail art” e membro del movimento d’avanguardia Gutai, fondato negli anni Cinquanta.
A livello popolare è famoso per l’appunto per la sua originalissima tecnica delle “cannonate”.
“Per dire che l’opera è un falso, bisogna dimostrarlo – afferma l’avvocato Lopoi -. Non ritengo sia così facile, visto lo stile dell’artista, che per dipingere non usava il pennello. Per il mio assistito, di sicuro, si tratta di un originale. Non ha mai avuto dubbi, tanto che ha messo in vendita l’opera quando l’artista era ancora in vita”.
Si torna in aula il 6 febbraio 2019.



