Viterbo – (g.f.) – “Migliaia di euro spesi per i piccioni e non si sa bene a cosa siano serviti”. Luigi Maria Buzzi (FdI) si pone la domanda in consiglio comunale. Si chiede se lo studio commissionato all’Unitus dalla precedente amministrazione abbia preso il volo. Doveva servire come base per contenere il numero devi volatili in città. Ma a quanto pare, piccioni e affini continuano a volare e a godere di ottima salute.
Solleva il problema anche Fabrizio Purchiaroni (FI). Non trovando d’accordo chi all’epoca sedeva in maggioranza. Alvaro Ricci, ex assessore al centro storico, seppure per un breve periodo.
“È stato un lavoro prestigioso – osserva Ricci – da parte dell’università, presentato in commissione e consiglio comunale. Al suo interno, una stima del numero di piccioni, le modalità di contenimento, che hanno portato a un’ordinanza da parte dell’allora sindaco Michelini”. All’interno, dieci indicazioni, quali non dare da mangiare, posizionare reti per impedire ai piccioni di “trovare casa”. Consigli che non devono avere avuto grande seguito o molto successo. “Si trattava comunque di un intervento da ripetere sistematicamente – continua Ricci – ma il centro è grande e i volatili si spostano da una parte all’altra.
Non è facile, ne ho sentite di tutti i colori, soluzioni impraticabili. La questione è seria. Anche quello studio andrebbe ripreso e aggiornato, se sono intervenuti fattori nuovi”.
La battaglia contro i piccioni è di vecchia data. “Ricordo nel 1996 – racconta il sindaco Arena – fu effettuato un tentativo con i falchi. L’assessore D’Angelo venne, costernato a dirci che il falco maschio era morto e due mesi dopo è morta pure la femmina. Era tristissimo. Comunque è una situazione che non si risolve coi palliativi, ma su basi scientifiche”.
Per Giacomo Barelli (Viva Viterbo), a proposito di piccioni, è un bene la scelta del comune, di chiudere con un portone vetrato, l’ingresso di palazzo dei Priori dal giardino. “Per evitare di spendere ogni anno milioni di euro in pulizie”.

