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“Nessun saluto fascista, mio figlio ha alzato la mano per rispondere a una domanda”

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Viterbo - La foto postata sui social col saluto fascista

Viterbo – La foto postata sui social col saluto fascista

Viterbo – “Nessun saluto fascista, mio figlio ha alzato la mano per rispondere a una domanda”. Parla la madre del ragazzo dell’istituto Paolo Savi immortalato in una foto mentre fa il saluto fascista. L’immagine, scattata a scuola durante l’orario di lezione, è stata poi condivisa sui social.

“Quello di mio figlio non è un saluto fascista – sostiene la donna -. In classe la professoressa ha fatto una domanda e lui ha alzato la mano per rispondere. Un compagno ha scattato la foto, mentre un altro l’ha caricata su un social network. Mio figlio è stato messo in mezzo. È troppo piccolo per queste cose, poi noi non siamo una famiglia fascista. La politica non ci interessa”.

La madre continua: “Questa storia mi ha fatto male. I ragazzi nel scattare la foto e pubblicarla sui social sono stati ingenui, ma sono cose che alla loro età si fanno. Hanno comunque capito l’errore, e chi ha sbagliato è giusto che paghi. Se mio figlio avesse sbagliato, l’avrei messo in punizione. Ma mio figlio non ha sbagliato, è stato solo messo in mezzo. Io lo difendo fino all’ultima goccia del mio sangue, e con l’aiuto della scuola cerco di crescerlo nel migliore dei modi”.

La donna afferma anche: “Mio figlio non è stato sentito dalle forze dell’ordine”.

Il caso è esploso con la lettera che la Rete degli studenti medi ha indirizzato a Maria Patrizia Gaddi, dirigente del Paolo Savi. La missiva è poi stata diffusa a mezzo stampa. “Grave – scrive la Rete degli studenti medi – che sui social stiano girando foto di ragazzi che, nella sua scuola, mostrano il saluto fascista in classe”. Nel messaggio la Rete degli studenti medi chiedeva alla dirigente anche quali soluzioni adottare per evitare certi gesti. Con percorsi educativi, iniziative e riflessioni profonde sulla storia italiana più o meno recente ma, soprattutto , focalizzando l’attenzione al rispetto reciproco delle idee e alla democrazia.

La dirigente Gaddi ha replicato: “Il Savi ha sempre affrontato e portato avanti iniziative di democrazia e cittadinanza attiva”. La preside ha poi fatto riferimento a “progetti e percorsi formativi finalizzati alla diffusione di una cultura della privacy e della riservatezza dei dati personali”, a “concorsi sui valori fondanti di pace, solidarietà, uguaglianza, partecipazione attiva”, a “conferenze e lectio magistralis sui principi costituzionali”, a interventi della “polizia postale, affinché illustri i pericoli del web e svolga attività di prevenzione al cyberbullismo”. Tutti presso l’istituto che dirige.

Entrando nel merito della vicenda, Gaddi ha invece spiegato: “L’episodio isolato di un singolo alunno non può offuscare l’azione didattico-educativa che caratterizza la nostra scuola. Nel merito, l’istituto ha assunto le opportune decisioni. Azioni che non hanno mai il solo scopo di punire, ma sempre quello di educare. Se poi alcuni comportamenti dovessero indicare profili di illecito, saranno gli organi preposti, in collaborazione con la scuola, a far sì che la legge venga applicata, proprio per la sicurezza degli studenti che ci vengono affidati e per garantire una società libera e democratica”.


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