Viterbo – Coraggio, altruismo e fantasia. Una partita di calcio tra ragazzi. Al Pilastro, Parco Robinson-Peppino Impastato. A Viterbo. Nei giorni scorsi. “Il modo migliore – così l’ha definito Umberto Cinalli del Tavolo per la pace presente all’incontro – per tornare in un luogo che in questi ultimi giorni è stato oggetto di attenzione e forse anche di paure da parte delle persone del quartiere”.
Fotogallery: La partita di calcio al Pilastro con i migranti
In campo migranti e rifugiati. I ragazzi di Cas e Sprar della Tuscia. Strutture e progetti che si occupano di accogliere i richiedenti asilo. In mezzo a loro anche don Flavio Valeri, sacerdote del Pilastro, con alcuni parrocchiani. “Insieme – ha proseguito Cinalli – abbiamo parlato a lungo di iniziative future”.
Il riferimento di Cinalli alle paure riguarda invece l’iniziativa di una mesata fa del deputato di Fratelli d’Italia Mauro Rotelli. Il parlamentare, in un video pubblicato su Facebook, sosteneva che un gruppo di stranieri avesse allontanato i ragazzini del Pilastro dal campetto in cui stavano giocando.
“Con alcune associazioni – ha detto Cinalli – e assieme ad altre persone semplici e libere, abbiamo pensato di fare un pomeriggio di gioco. Abbiamo così riunito due squadre e siamo stati qui a giocare a pallone, incontrando persone che non si conoscevano. Abbiamo provato a immaginare una città attraverso un piccolo parco. Una città diversa da quella che Viterbo a volte sembra. Quindi una città gioiosa e ospitale”.
La partita è stata sostenuta dal Tavolo per la pace di Viterbo, una rete di associazioni che lavorano sul territorio per diffondere la cultura della pace “intesa – sta scritto sulla pagina Facebook del Tavolo – come cultura dei diritti della persona, della solidarietà sociale, della democrazia e del dialogo tra i popoli”.
Un’ora e passa di gioco, dalle quattro alle cinque e mezza del pomeriggio. Divertendosi. Senza badare al risultato e senza reti a completare la porta. Senza avere paura o guardare chi c’è per strada prima di far uscire i figli. Col pallone che ogni tanto finiva in mezzo ai caseggiati e le persone dall’altra parte a ributtarlo indietro con un calcio di pieno collo. A palombella. Come fanno i portieri quando rinviano a centro campo e la palla, in caduta, fissa dritta sguardo e fronte dei giocatori che stanno lì a contendersela.
Sullo sfondo i palazzi di uno storico quartiere popolare e i suoi abitanti, che hanno preso parte alla festa oppure, se ne sono stati lì seduti attorno. A guardare i ragazzi che giocavano. In pace col mondo.
Daniele Camilli





