Viterbo – L’ultimo episodio reso noto dalle forze dell’ordine risale a febbraio.
A Soriano nel Cimino, due italiani di origine napoletana di 24 e 46 anni, hanno contattato un’88enne dicendole che il figlio era rimasto coinvolto in un brutto incidente e che loro erano i suoi avvocati. Per aiutarlo l’anziana avrebbe dovuto consegnare 3mila euro e visti i pochi contatti col figlio la truffa è andata a buon fine, salvo poi essere ricostruita dai carabinieri che hanno individuato e denunciato i malviventi.
A distanza di otto mesi nella Tuscia arriva un altro tentativo di quella che per molti è conosciuta come la truffa del finto avvocato, che punta a estorcere denaro alle persone più anziane. Il copione è sempre lo stesso: un falso avvocato telefona a casa della persona, scelta accuratamente, facendole credere che un parente è stato vittima di un incidente stradale e che per via della mancanza di copertura assicurativa servono subito contanti.
A raccontare la storia di ieri è Enrica (nome di fantasia, ndr), figlia di una pensionata 85enne che vive nel centro storico di Viterbo.
“Mentre ero in banca hanno chiamato a casa – racconta Enrica –. Hanno detto a mia madre che avevo avuto un grave incidente ed ero in ospedale. La voce al telefono si è presentata come l’avvocato Peruzzi, dicendo di essere un mio conoscente e spiegando che non avendo l’assicurazione in macchina servivano di corsa 7mila euro“.
La grossa somma, ovviamente, è passata in secondo piano rispetto alla preoccupazione della donna per l’incidente.
“Il finto avvocato parlava molto bene – prosegue Enrica – e mia madre si è spaventata a morte. Ha chiesto di poter chiamare mia sorella ma le è stato risposto che era già in ospedale per assistermi. A questo punto mia madre è andata fuori di testa. Subito dopo le è stato detto che non ero più all’ospedale ma alla caserma dei carabinieri e le è stato passato un finto maresciallo, Piccioni, che le assicurava la veridicità di quanto accaduto. Per fortuna non si è fatta abbindolare e dopo averle passato un terzo complice i malviventi hanno attaccato“.
La fine della conversazione, però, non ha placato la paura dell’anziana che è riuscita a calmarsi solamente dopo aver sentito l’altra figlia.
“Era nel panico – conclude Enrica –. Fortunatamente grazie a mia sorella ha capito che era una truffa e ha aspettato il mio ritorno dalla banca per tranquillizzarsi. Ci è andata bene perché se ci fosse cascata magari sarebbero entrati in casa e chissà cosa le avrebbero fatto. Era stravolta e per il bene della comunità è bene diffondere la nostra storia”.
Samuele Sansonetti
