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Astorre e i pranzi di Ezechiele…

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Caro direttore, il tuo commento al precetto del senatore  Astorre su come far politica: “Stare in mezzo alla gente imitando Casapound”, mi ha fatto venire in mente una pagina del Dizionario filosofico di Voltaire in cui il profeta Ezechiele parla di comandamenti impartiti dal Signore agli ebrei “che a noi sembrano strani, ma i destinatari non li consideravano tali”.

Pensa che il Dio di Mosè, Isacco, Giacobbe e così via, a detta di Ezechiele, avrebbe pure ordinato al suo popolo eletto di “mangiare per trecentonovanta giorni pane ricoperto di escrementi”.

Racconta Voltaire che un giorno ad Amsterdam ne chiese ragione ad un rabbino, il quale per parte sua gli ricordò altre pesanti narrazioni del profeta, compreso l’ordine del Signore al “saggio Osea” di prendersi una “moglie non solo dissoluta ma adultera”.

Il poverino obbedì e i suoi connazionali lo punirono secondo le leggi del tempo.

In verità, al capitolo XX, Ezechiele fa poi “dire al Signore che egli aveva dato agli ebrei anche dei precetti che non sono buoni”. In sostanza, l’Altissimo ammetteva – lui – l’errore. Però né Voltaire, né il rabbino si capacitarono di queste descrizioni.
Passò di lì un sapiente che definì quelle immagini profetiche “ingegnose e colme di piacere”, ma un giovane lo interruppe: “Credete a me, se volete immagini poetiche preferite quelle di Omero, Virgilio, Ovidio. Se invece provate piacere a leggere le cose di Ezechiele, meritate di pranzare con lui”.

Renzo Trappolini


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