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Denuncia concorsi truccati nelle università e si uccide

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Luigi Vecchione

Luigi Vecchione

La risposta dell'Anac a Luigi Vecchione, dopo la sua segnalazione

La risposta dell’Anac a Luigi Vecchione, dopo la sua segnalazione

Viterbo – “Aveva preparato da solo la pistola con cui si è sparato. Un colpo in canna, soltanto uno. Mercoledì scorso. ‘Mamma, papà, scusatemi. Mi hanno trattato come un mafioso. Portate tutto all’avvocato Testa’, ha lasciato scritto”.

Repubblica racconta la triste storia di Luigi Vecchione. 43 anni, era un ingegnere meccanico nato e residente ad Alatri, in provincia di Frosinone. Dopo la maturità era entrato in polizia per l’anno militare ed era stato assegnato al reparto mobile, la celere. Il primo lavoro era stato in un negozio che riparava cellulari. Poi aveva fatto il meccanico d’auto, l’operaio e l’installatore di antenne. Tutto questo mentre portava avanti gli studi alla Sapienza di Roma. Si è laureato nel 2011, a 36 anni, e ha preso il dottorato all’università della Tuscia.

“In Sapienza – scrive Repubblica – ha seguito ricerche per la produzione di idrogeno dall’ammoniaca, si è stanziato in un laboratorio a Viterbo e ha affrontato il concorso da tecnico. Al suo avvocato ha raccontato: ‘Abbiamo partecipato in quattordici, ma il vincitore era stato già scelto e così i tre posti alle sue spalle. In nove si sono ritirati, io ho voluto insistere. Ero l’unico senza protezioni. Ha vinto la persona indicata e anche la classifica dal secondo al quarto è stata scritta in base alla precedente spartizione. Io sono arrivato a pari merito con il quarto ma, più anziano, sono rimasto fuori dalla graduatoria. Solo io'”.

Secondo Repubblica, “l’ingegner Vecchione si è rivolto all’Autorità nazionale anticorruzione consegnando agli uffici di Raffaele Cantone alcuni audio in cui la spartizione era stata registrata. Il 9 novembre 2016 – riporta Repubblica – l’Anac ha inviato carte e prove alle procure di Roma e Viterbo, ravvisando ‘estremi di reato’. Le inchieste, però, hanno faticato a decollare”.

Repubblica rende nota anche la risposta che il presidente dell’Anac ha inviato a Luigi Vecchione, dopo la sua segnalazione. “Oggetto – si legge nel documento -: Segnalazione di illeciti commessi nell’espletamento di procedure concorsuali presso l’università La Sapienza di Roma, nonché nell’ambito di progetti dell’università della Tuscia di Viterbo”. Nella risposta, pubblicata da Repubblica, l’Anac comunica all’ingegnere che “il consiglio dell’Autorità ha deliberato di definire il procedimento con la trasmissione degli atti alle procure competenti”. Quindi, sia a quella della Capitale che a quella del capoluogo della Tuscia.

Vecchione, dopo essersi sparato, è stato trovato dal padre riverso davanti al camino della seconda casa di famiglia. Accanto al biglietto, “gli appunti ordinati – scrive Repubblica – a proposito di quel concorso universitario tenuto nella seconda metà del 2016: tecnico amministrativo di laboratorio. Ne parlava sempre. Era stato l’inizio dei suoi patimenti: ‘Mi hanno fatto fuori – ripeteva -, i baroni l’hanno regalato ai loro protetti’.

Quel mercoledì – continua Repubblica -, quattro ore prima, l’uomo aveva raggiunto insieme al suo legale gli uffici della squadra mobile di Frosinone. Era stanco, profondamente depresso. ‘Voleva essere rassicurato, era convinto di essere perseguitato dalla Sapienza’, dice ora l’avvocato Angelo Testa. In questura l’ingegnere aveva rimesso in fila i passaggi della sua vicenda e all’uscita l’avvocato gli aveva detto che avrebbe portato il caso alla procura di Frosinone: ‘Sembrava sereno’, spiega adesso. Luigi Vecchione è andato dritto a casa dei suoi, ha scritto e si è tolto la vita.

L’ingegnere meccanico – prosegue ancora Repubblica – ha iniziato a temere di essere seguito e controllato e il suo profondo malessere, testimoniato da diversi post sulla corruzione e la Costituzione italiana resi pubblici su Facebook, è deflagrato quando, lo scorso 31 agosto, il contratto con la Sapienza si è concluso e il suo progetto, finanziato da una multinazionale con 180mila euro, è stato affidato. ‘Per portarlo a compimento mi sarebbe servito ancora un anno. Mi hanno allontanato perché hanno scoperto che li ho denunciati'”.

Sempre Repubblica riporta le parole del padre di Luigi Vecchione: “Lui è un martire della corruzione negli atenei”.


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