Orte – (ma.ma) – Condannato a otto mesi di reclusione per avere dichiarato false generalità, un passeggero in viaggio sul treno Chiusi-Roma la notte del 9 gennaio 2013. Fermato dal personale di bordo che lo ha trovato senza biglietto, l’uomo, un italiano, ha rifiutato di mostrare i propri documenti al capotreno.
E i suoi polpastrelli erano talmente rovinati da non poter essere utili nemmeno al confronto delle impronte digitali con quelle della banca dati della scientifica.
Alla fermata di Orte, su richiesta del personale ferroviario, è quindi intervenuta la Polfer, che in un primo momento si è vista negare le generalità dall’uomo per poi riceverne una falsa e infine quella vera. Il tutto dopo averlo dovuto condurre presso la sezione di polizia scientifica della questura di Viterbo, dove si è rivelato impossibile l’esame delle impronte digitali per procedere alla sua identificazione tramite banca dati.
Il passeggero è finito a processo per “falsa dichiarazione di identità davanti al giudice Giacomo Autizi”. In aula ieri mattina ha testimoniato l’ispettore della polizia ferroviaria chiamato a intervenire dal capotreno.
“Il passeggero si rifiutava di fornire le sue generalità. Abbiamo insistito più volte. Anche quando lo abbiamo portato in ufficio ha deciso di non collaborare – ha spiegato il teste – poi lo abbiamo portato al dipartimento scientifico di Viterbo per gli accertamenti del caso, dove ha compilato il ‘modulo di dichiarazione generalità’ fornendo nome e cognome, ma è stato impossibile effettuare l’esame dattiloscopico che avrebbe potuto confermare quanto dichiarato, perché aveva i polpastrelli troppo rovinati”.
Solo a quel punto l’imputato avrebbe ammesso di aver dichiarato il falso, fornendo finalmente il suo vero nome e cognome. Il giudice Giacomo Autizi ha accolto la richiesta dell’accusa: otto mesi di carcere per falsa dichiarazione di identità e il pagamento delle spese processuali.
