Viterbo – Londra deciderà tra pochi giorni sulla domanda di estradizione di Elisaveta Alina Ambrus condannata in via definitiva a quattro anni e otto mesi per infanticidio. Nel frattempo è ripreso questa mattina il processo in corte d’assise per omicidio volontario in concorso al presunto complice, l’infermiere Graziano Rappuoli, al centro di un’udienza molto sofferta, in cui frequenti sono stati gli scontri, anche duri, tra il pm Franco Pacifici e il difensore Samuele De Santis.
Quest’ultimo, in particolare, ha più volte puntato il dito contro le presunte lacune delle indagini: dall’esame approssimativo dei tabulati telefonici ai mancati rilievi col luminol in casa della donna da parte della scientifica, al mancato esame tossicologico sulla donna, per chiarire se e quanto Cytotec avesse assunto.
Si è saputo intanto che la richiesta di estradizione avanzata dall’Italia passerà al vaglio di un giudice d’Oltremanica il 13 dicembre, dopo che è diventata definitiva la condanna in appello a quattro anni e otto mesi della 28enne d’origine romena che il 2 maggio 2013 ha dato alla luce e gettato in un cassonetto della spazzatura, in via Solieri al Salamaro, il corpicino privo di vita di una bimba perfettamente sana anche se nata prematura, al settimo mese di gravidanza, secondo l’accusa tramite un parto indotto con un farmaco procurato alla madre da un infermiere.
La donna, rintracciata a fine settembre nella capitale britannica dall’Interpol, a Londra vivrebbe con il marito e con il figlio primogenito, un maschietto nato nell’agosto 2012, appena nove mesi prima la tragica scomparsa della sorellina. Il piccolo, che ha da poco compito sei anni, avrebbe dei problemi di salute, una disabilità, per curare al meglio la quale la madre si sarebbe trasferita nel Regno Unito. Per questo la corte inglese potrebbe anche decidere di non accogliere la richiesta di estradizione e disporre che la 28enne sconti la pena nel paese.
Comunque vada l’udienza di Londra, Pacifici ha ribadito oggi di essere sempre intenzionato ad ascoltare la Ambrus (oppure, in alternativa, ad acquisire i verbali di interrogatorio), al processo al 57enne di Tuscania, all’epoca in servizio presso il reparto di rianimazione di Belcolle.
L’uomo è accusato di esercizio abusivo della professione medica per averle procurato la ricetta del farmaco, ma soprattutto deve rispondere della gravissima imputazione di omicidio volontario e occultamento di cadavere in concorso, anche se in appello il reato è stato riqualificato in quello meno grave di infanticidio per la Ambrus.
Alla madre, condannata in primo grado a dieci anni, la corte d’assise di secondo grado ha riconosciuto lo stato di abbandono morale e materiale in cui secondo il difensore De Santis avrebbe maturato la decisione di disfarsi della piccola. A Viterbo, la 28enne faceva la “dama di compagnia” nel night del Poggino i cui titolari sono stati arrestati a gennaio con l’accusa di sfruttamento della prostituzione. E viveva con un’altra ballerina in un appartamento del quartiere San Faustino messo a disposizione dagli stessi datori di lavoro. In più aveva in patria, affidato alle cure dei nonni, il primogenito di pochi mesi.
Silvana Cortignani


