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La festa di Santa Rosa come non l’avete mai letta

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Torino - La tesi di laurea di Valentina Taschini

Torino – La tesi di laurea di Valentina Taschini

Torino - Valentina Taschini il giorno della laurea

Torino – Valentina Taschini il giorno della laurea

Torino - Il giorno della laurea di Valentina Taschini (al centro)

Torino – Il giorno della laurea di Valentina Taschini (al centro)

Torino - Il giorno della laurea di Valentina Taschini

Torino – Il giorno della laurea di Valentina Taschini

Viterbo – È probabilmente il lavoro più importante sulla festa, il Sodalizio, il trasporto e la macchina di Santa Rosa. Si tratta di una tesi di laurea. Magistrale in lingue, discussa all’inizio di novembre all’università degli studi di Torino da Valentina Taschini, studentessa vetrallese. Ventinove anni il 24 novembre, giorno del pranzo sociale dei facchini.

“Santa Rosa, avanti!”, il titolo. Relatrice, professoressa Laura Bonato. Una ricerca sul campo che per la prima volta da’ uno spaccato socio-antropologico dell’evento più importante di Viterbo, parte integrante delle macchine a spalla patrimonio Unesco dell’umanità.

“La ricerca sul campo – scrive Taschini – è stata condotta per studiare in maniera approfondita, da un punto di vista antropologico, la festa di Santa Rosa e il suo forte legame con i viterbesi. Tuttavia sono state intervistate anche persone provenienti da altre città, per conoscere il loro punto di vista e fare così delle distinzioni tra questi e coloro che invece sono nati e cresciuti nella città dei papi”.

Cinquantuno interviste, per oltre 200 pagine di tesi, suddivise in tre gruppi distinti: facchini, familiari dei facchini e spettatori. Il tutto accompagnato dalla storia trasporto e del Sodalizio attraverso tutte le sue fasi. Quello che ne viene fuori, con tanto di colloqui trascritti uno ad uno, è uno studio approfondito dei protagonisti della festa. 

“Diciannove interviste – racconta Valentina Taschini – appartengono al primo gruppo”. Tra loro ci sono anche il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini, il capo dei facchini Sandro Rossi, l’architetto Raffaele Ascenzi, ideatore di “Gloria”, Enrico Neri collaboratore delle suore Alcantarine che custodiscono il corpo e il cuore della Santa patrona, e il presidente del comitato centro storico Lucio Laureti.  

“Il loro contributo è stato fondamentale – ha dichiarato la studentessa neolaureata -. Grazie a loro sono potuta entrare all’interno di un mondo stupendo”.

“I facchini intervistati – ha poi proseguito – hanno tra i 31 e i 69 anni e sono quasi tutti in possesso di un diploma o di una laurea”. L’esempio più lampante è lo stesso presidente Mecarini, laureato alla Sapienza, scienze politiche, con una tesi di diritto agrario scritta in tedesco.

“Dai dati personali – aggiunge Taschini – è inoltre emerso che quasi tutti gli intervistati sono nati, cresciuti e risiedenti a Viterbo, con delle eccezioni. Solo 5 affermano di essere nati in un comune della provincia o in altri luoghi e di risiedere adesso nella città dei papi”. 

Il secondo gruppo di interviste è composto invece da un campione di 12 persone. Sono i familiari dei facchini. “Gli intervistati – dice Taschini – nel complesso hanno un’età compresa tra i 14 e gli 85 anni. Per ciò che riguarda l’istruzione, la maggior parte di essi ha dichiarato di essere in possesso di un diploma o una della licenza media, due di loro hanno la quinta elementare e soltanto una è laureata. Per quanto attiene invece la sfera professionale, quasi tutti gli intervistati lavorano nel terziario come impiegati, due sono in pensione, due casalinghe e uno studente. Quasi tutti sono nati e risiedono a Viterbo”.

Infine, il terzo gruppo. Gli spettatori della festa. “Un insieme – commenta Valentina Taschini – che si compone di 20 interviste. Chi ne fa parte, ha tra i 18 e gli 85 anni. La maggior parte è nata e risiede a Viterbo. Solo 8 hanno risposto di provenire da fuori ma comunque sempre da città laziali. Tutti diplomati, eccezion fatta per tre intervistati, laureati. Soltanto uno di loro fa il ricercatore universitario. Tutti gli altri sono impiegati”.

Un studio prezioso e al tempo stesso un patrimonio documentario notevolissimo, vero e proprio punto di partenza per ulteriori approfondimenti.

“Il punto di convergenza di maggior spicco tra tutti e tre i gruppi – scrive Taschini a conclusione della tesi – è la determinante influenza che la famiglia ha su ogni singolo individuo e sul suo modo di vivere la festa. Infatti tutti gli interlocutori, indipendentemente se facchini, familiari, o persone del pubblico, hanno più volte ribadito, anche commuovendosi, che la festa di Santa Rosa è un modo per riunire la famiglia, per ritrovarsi, ma anche per ritornare indietro nel tempo, per ricordare episodi vissuti con i propri famigliari e che hanno caratterizzato la propria infanzia”.

“Non è un caso che la maggior parte degli interlocutori veda nella famiglia la principale motivazione del proprio attaccamento alla festa, un legame che si manifesta con il desiderio di proseguire la tradizione famigliare, chi portando la macchina calcando le orme dei propri padri o nonni, chi sostenendo e incitando il proprio marito, fratello o nipote cavaliere di Santa Rosa, e chi, infine, aspettando dalla mattina del 3 settembre o dalla sera prima il momento della sfilata”.

Daniele Camilli

 

 

 


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