Viterbo – (sil.co.) – Minacce alla ex e insulti razzisti al nuovo fidanzato, condannato a quattro mesi per stalking e al pagamento di una provvisionale di duemila euro alla vittima un ventenne viterbese, cui è costata cara la tormentata relazione con una coetanea, dalla quale ha avuto un figlio quando era ancora minorenne.
Il processo penale si è concluso ieri per l’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, con una condanna tutto sommato mite, anche se dovrà pagare le spese del processo e la ex, che si è costituita parte civile chiedendo un risarcimento di 30mila euro, può ricorrere in sede civile per ottenere la differenza.
Protagonista della vicenda un viterbese, finito sotto processo dopo un ammonimento risalente al gennaio 2015 e una denuncia dell’estate 2017, seguita da un divieto di avvicinamento alla ex “fidanzatina”, oggi 22 anni, dalla quale tre anni fa ha avuto un bambino. Solo ieri il giudice, in seguito alla sentenza, ha revocato il divieto di avvicinamento.
Contro il nuovo fidanzato della giovane una valanga di insulti razzisti a ripetizione: “Se lo trovo lo ammazzo, negro di merda, non ci deve stare con mio figlio, sennò lo ammazzo”. Minacce di morte e di sfregiare la ex con l’acido muriatico: “Non ti piglia più nessuno dopo che ti ho toccata. Ti faccio diventare una cessa, non ti prenderà più nessuno a vita”. Tutte “recapitate” alla vittima tramite messaggi whatsapp, scritti e vocali, che hanno lasciato il segno.
Quando la giovane, finita la relazione, si è fidanzata con un giovane italo-nigeriano non ci ha visto più. Alla vigilia di ferragosto dell’anno scorso lo avrebbe aggredito davanti alle telecamere della videosorveglianza in piazza del Comune.
Vittima e carnefice, erano poco più che adolescenti quando, nel 2014, la ragazza è rimasta incinta: “Ero al secondo mese quando mi ha preso a spinte al Sacrario ed è dovuto correre mio padre perché avevo paura di perdere il bambino. Mentre mi caricava in auto, ha aggredito pure lui e gli ha preso a pugni la macchina”, ha raccontato lo scorso 3 maggio, durante una drammatica udienza, la giovane al giudice.
Il piccolo è nato nell’estate del 2015. “Io non volevo che lo riconoscesse. Era minorenne, senza lavoro, frequentava gente che non mi piaceva. Ma lui mi ha rubato il certificato di nascita e lo ha riconosciuto”, ha proseguito. La sera della Minimacchina di Santa Barbara del 2015, glielo avrebbe strappato dalle braccia mentre lei era con un’amica e la nonna e se lo sarebbe portato via.
Da capodanno 2016 sarebbe iniziata la persecuzione, sfociata nella condanna a quattro mesi del ventenne. Pena mite, ma promette di ricorrere in appello il difensore Mancini, convinto che l’imputato meriti l’assoluzione.
– “Ti faccio diventare una cessa con l’acido…”

