Roma – Il tribunale del riesame di Roma ha annullato l’accusa di omicidio volontario formulata dalla procura per Chima Alinno e Brian Minthe, due delle quattro persone arrestate per la morte della diciassettenne Desirée Mariottini.
Il tribunale ha anche derubricato l’accusa di violenza di gruppo in abuso sessuale aggravato e riconosciuto il reato di spaccio. I due, pertanto, pur non essendo più accusati di omicidio, restano in carcere.
Attesi per domani l’interrogatorio di garanzia di Mamadou Gara e quello di convalida del fermo di Marco Mancini, il pusher italiano accusato di aver venduto agli aguzzini la dose di psicofarmaci che avrebbe ucciso Desirée.
“All’innocenza del mio assistito – ha dichiarato Pina Tenga, difensore di Alinno Chima – anche alla luce delle indagini svolte, ho sempre creduto. Mi dispiace perché le indagini condotte in tal modo rischiano di non rendere giustizia a quella povera ragazza”.
Desirée Mariottini è morta nella notte tra il 18 e il 19 ottobre in un palazzo abbandonato di via dei Lucani, nel quartiere San Lorenzo, a Roma.
