Viterbo – Ha fatto scena muta.
Ismail Rebeshi, il 35enne arrestato a Viterbo per traffico di droga, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip Rita Cialoni. Ieri l’interrogatorio di garanzia, per rogatoria, alla presenza del suo avvocato del foro di Roma, nel carcere di Mammagialla.
Per gli inquirenti, Rebeshi sarebbe il più grande narcotrafficante del Viterbese, legato alla criminalità italiana e a quella albanese. Nato in Albania ma residente nel capoluogo della Tuscia, è in carcere da lunedì. Proprietario di un deposito d’auto e di un night club, secondo i militari dell’arma, sarebbe stato tra i fornitori di cocaina ed eroina di un gruppo sardo. Un’associazione a delinquere finalizzata alla detenzione e al traffico di stupefacenti, spacciati pure a minorenni.
Rebeshi è stato arrestato insieme ad altre tre persone nell’ambito dell’operazione Ichnos, ma era già noto alle forze dell’ordine. “Pur sotto la copertura di due attività apparentemente lecite, essendo proprietario e gestore del night club Shisha e di un deposito d’auto a Viterbo, ha mantenuto un ruolo predominante nel reperimento della droga e nello spaccio nel centro Italia – sottolineo i carabinieri di Carbonia -. Legato a trafficanti internazionali albanesi, è accusato di aver fornito al gruppo sardo 6 chili di cocaina e un chilo e mezzo di eroina, da novembre 2017 a febbraio 2018”.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

