Viterbo – Davanti alle auto o in vacanza, con un’iguana sulla spalla e il sigaro in mano. Su Facebook ostentava “la bella vita”, Ismail Rebeshi, il più grande narcotrafficante del Viterbese, legato alla criminalità italiana e albanese. Nato in Albania il 23 maggio di 35 anni fa, da tempo viveva nel capoluogo della Tuscia.
“Sotto la copertura di due attività apparentemente lecite, essendo proprietario e gestore del night club Shisha in via della Palazzina e di un deposito d’auto sulla Cassia Nord, aveva un ruolo predominante nel reperimento della droga e nello spaccio nel centro Italia”, sottolineano i carabinieri che all’alba di lunedì lo hanno portato nel carcere di Mammagialla. E a Viterbo e provincia Ismail Rebeshi lo conoscevano in molti. Soprattuto con lo pseudonimo di Ermal. “Lo conoscevo, ma solo di vista – dice un vicino il giorno dopo l’arresto del 35enne -. Al night andava spesso, entrava e usciva a tutte le ore. Ma era un tipo che non rivolgeva parola”.
Dall’operazione Ichnos, condotta dai carabinieri di Carbonia e coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Cagliari, è emerso che Rebeshi sarebbe stato uno dei “fornitori di un’associazione sarda capeggiata da Sandro Arzu e Alessandro Ghisu”. Il primo, allevatore sardo di 49 anni, ha già trascorso 26 anni della sua vita in cella per aver ucciso il presunto assassino del padre. Anche il secondo era già stato arrestato. Nel 2008, per aver rapinato l’ufficio postale di Olbia. I carabinieri della compagnia di Carbonia, guidati dalla capitano viterbese Lucia Dilio, gli hanno messo le manette lo scorso febbraio, dopo soli cinque mesi di indagini. “Arzu e Ghisu – spiega la capitano Dilio – erano a capo del più forte gruppo dedito al narcotraffico in Sardegna. Ma operavano anche in Lazio , Lombardia e all’estero, grazie a legami e agganci con camorra, ‘ndrangheta e criminalità straniera. Sull’isola si erano spartiti il traffico di droga e avevano contatti con fornitori in Italia, in Colombia e in Albania”.
Tra i fornitori di Arzu e Ghisu ci sarebbe stato anche Ismail Rebeshi, che lunedì i carabinieri di Carbonia hanno arrestato insieme ad altri tre uomini (una quarta persona destinataria dell’ordinanza di custodia cautelare sarebbe latitante all’estero). “Rebeshi riforniva il gruppo sardo soprattutto di cocaina, ma l’eroina non mancava – evidenzia la capitano Dilio -. Una partita di eroina proveniva addirittura dalla Siria ed era destinata a Ghisu, ma non gli è mai arrivata perché siamo riusciti a sequestrala in tempo. Da novembre 2017 a febbraio 2018, Rebeshi è comunque riuscito a rifornire il gruppo sardo di un chilo e mezzo di eroina e di sei chili di cocaina. Cocaina purissima”. Pura al 93%.
L’operazione Ichnos parte da cinque arresti in flagranza. I carabinieri riescono a individuare e fermare i cosiddetti corrieri della droga, che sarebbero stati il ponte tra i fornitori e Arzu e Ghisu. Cocaina ed eroina sarebbero arrivate in Sardegna a bordo di auto fatte sbarcare nei porti di Olbia e Cagliari. La droga, una volta nelle mani dei capi del gruppo, sarebbe poi stata nascosta negli ovili e nelle aree rurali di Nuovo. Infine lo spaccio, pure ai minorenni. In soli cinque mesi, tra settembre 2017 e febbraio 2018, l’organizzazione avrebbe fatto entrare in Sardegna circa 85 chili di droga. “Acquistata dai grossisti a 3 milioni 400 mila euro, con la vendita su piazza avrebbe fruttato ben 10 milioni di euro”, sottolinea la capitana Dilio.
“Il contattato tra Rebeshi e l’organizzazione sarda era Ghisu – conclude la capitana Dilio -. Ghisu conosceva bene il 35enne albanese. Come conosceva bene pure Viterbo, dove si recava spesso. È da sottolineare che, al momento dell’arresto, nella disponibilità di Rebeshi non è stata trovata nessuna sostanza stupefacente”.
Ismail Rebeshi era già noto alle forze dell’ordine. Nel 2005, quando aveva solo 22 anni, è stato arrestato dopo essere stato sorpreso, insieme a un connazionale e in un’area di servizio di Modena, con mezzo chilo di cocaina. Nascosta sotto il sedile dall’auto, sul mercato avrebbe avuto un valore di 50mila euro. Per questo reato ha patteggiato, in via definitiva, tre anni di reclusione e 10mila euro di multa. Cinque anni dopo, nel 2010, Rebeshi finisce nuovamente in manette durante la maxioperazione di carabinieri, finanziari e poliziotti viterbesi che stroncarono un traffico internazionale di droga. Giudicato con rito abbreviato, il 35enne albanese è stato assolto dal reato associativo e condannato in via definitiva a due anni di reclusione e 4mila euro di multa.
Operazione Ichnos, gli arrestati per associazione a delinquere finalizzata alla detenzione e al traffico di stupefacenti
In carcere
Ismail Rebeshi, nato in Albania il 23 maggio 1983 e residente a Viterbo
Vincenzo Polito, nato a Roma il 21 dicembre 1970, già detenuto nel carcere di Rebibbia
Ai domiciliari
Massimo Leoni, nato a Castellanza (Varese) il 16 giugno 1976 e residente a Mozzate (Como)
Giuseppe Tinenzo, nato a Torre Annunziata (Napoli) il 21 maggio 1978 e residente a Somma Lombardo (Varese)
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


