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“Nel Pd lotte intestine e rancori, alle Europee va costruito un fronte repubblicano”

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Carlo Calenda

Carlo Calenda

Viterbo – “Va ristabilito il principio per cui la società è più importante dell’economia e ricostruita un’identità progressista con un ‘New deal’ di rafforzamento della cultura e dell’educazione. Nel Pd lotte intestine e rancori, alle Europee, va costruito un fronte repubblicano“. E’ questo l’obiettivo che si è posto Carlo Calenda. L’ex ministro dello Sviluppo economico sarà al teatro Caffeina martedì 13 novembre alle 18,30 col suo libro Orizzonti selvaggi (Feltrinelli).

Nel libro afferma che “la sinistra nasce per difendere chi ha paura, non per allontanarlo”. Esiste ancora una sinistra nel nostro paese?
“Come no – dice Calenda -, esiste il bisogno di quella che è o che deve essere oggi la sinistra, che deve appunto difendere chi ha paura e cercare di dargli i mezzi per affrontare il cambiamento che è estremamente rapido, spaventoso e, certe volte, punitivo proprio per chi non ha i mezzi per affrontarlo. Questo è successo con la globalizzazione e sta succedendo con l’innovazione tecnologica”.

Dice anche che “il compito della politica non è esorcizzare la paura, ma comprenderla e affrontarla”. Questo governo lo sta facendo?
“Secondo me no, il governo sta facendo un’altra cosa, ossia la sta cavalcando. Sta usando la paura degli italiani senza darle risposta e cercando di dire che dalla paura ci si protegge tornando indietro e chiudendosi. Questa cosa non è vera e non sta succedendo, tant’è che nell’azione pratica, il governo fino a oggi non è riuscito a combinare assolutamente nulla”.

Sembra che ormai la partita si giochi tra populisti e progressisti più che tra destra e sinistra e sottolinea dunque come sia necessario ricostruire una identità progressista. Come ci si riesce?
“Incominciando appunto a riconoscere la paura e soprattutto a costruire un programma che sia fondato prima di tutto sul potenziamento dell’uomo, vale a dire su un grande progetto che io chiamo un ‘New deal’ di rafforzamento della cultura e dell’educazione. Siamo un paese che ha un livello di analfabetismo funzionale che è enorme, il più alto di tutto l’Occidente. Dobbiamo, invece, far sì che il figlio di una casalinga di Pomigliano d’Arco venga cresciuto come quello di un borghese di Milano e q
uesto vuol dire tempo pieno in tutte le scuole, dall’asilo, avvio alla lettura, alla conoscenza delle lingue e allo sport. Questo deve essere il nostro ‘New deal’, il nostro piano. In secondo luogo, quello che va fatto è stimolare gli investimenti, ma al tempo stesso proteggere, che è quello che io ho fatto per esempio con le crisi industriali. Far sì che non vengano lasciati indietro quelli che sono gli sconfitti di fenomeni come l’innovazione tecnologica e la globalizzazione”.

Quale progetto, per lei, va sostenuto alle Europee?
“Va costituito un grande fronte, che io chiamo repubblicano, che metta insieme liberali, social democratici e popolari, che sono le grandi famiglie, che hanno fatto l’Occidente e le libere democrazie che si oppongono a chi vuole smontarle per una democrazia illiberale in cui i diritti individuali sono meno tutelati e dove la collocazione internazionale dell’Italia è fuori dall’Europa e dall’Occidente. Questo vogliono fare Salvini e Di Maio”.

C’è una figura che meglio identifica questo progetto?
“In Italia, è Gentiloni: una figura rispettata e considerata non solo affidabile, ma capace e che ha una grande esperienza dal punto di vista internazionale”.

Afferma che “l’immigrazione deve essere gestita con una strategia di attacco e difesa” e sottolinea l’importanza di “mantenere il controllo dei confini nazionali”. Come lo sta facendo il governo e in cosa sta eventualmente sbagliando?
“Il governo non sta facendo niente di più che ereditare il lavoro di Minniti nel bloccare i flussi, cosa che era necessaria per l’integrità dei confini e per l’essenza dello stato nazionale. Inoltre, il decreto Sicurezza fa l’opposto, perché smonta tutto quello che si dovrebbe fare sull’integrazione. Peraltro, quello che aveva promesso Salvini, e cioè di espellere gli irregolari, che è una cosa giusta, non sta accadendo, anzi le espulsioni sono diminuite enormemente. Da questo punto di vista, avremo più immigrati in giro per le strade, senza che ci sia neanche il tentativo di integrarli e quindi di controllarli”.

Quindi è ancora convinto che Salvini non abbia fatto nulla se non, come dice nel libro, “trovare tempo per fare tour tra spiagge, festival e pesca alle trote”.
“Assolutamente, è quello che ha fatto. Sta in giro dalla mattina alla sera a dire cavolate, a farsi fotografare mezzo nudo o a raccontarci i suoi problemi personali, mentre il ministro dell’Interno deve stare in ufficio a lavorare seriamente, come tutti gli altri ministri, mantenendo un decoro istituzionale che gli è completamente lontano”.

La democrazia con l’affermazione di leader autoritari sulla scena mondiale è a rischio?
“Sì. I leader autoritari danno il senso di essere in qualche modo più forti, in realtà quello che succede è che molto spesso queste leadership non sono in grado veramente di affrontare i problemi dei loro paesi
. Ne è un esempio Putin che, in Occidente, ha l’immagine di uomo forte, quando invece oggi la Russia è il paese delle diseguaglianze. Quindi è un’illusione, un’illusione molto pericolosa”.

E qual è la ricetta per ricostruire una democrazia progressista?
“Si fonda sul fatto che la prospettiva non sia solo la crescita dell’economia, ma quella della società. Se con la crescita economica aumentano le disuguaglianze o non diminuisce l’analfabetismo e le donne sono escluse dal mercato del lavoro si è di fronte a un fallimento. Va quindi ristabilito il principio che la società è più importante dell’economia”.

Dice che capire l’italia è difficile anche per un italiano, che siamo fragili “perché abbiamo individualità forti e civismo, senso dello stato e della comunità deboli”. Sembriamo il paese delle contraddizioni, come si superano?
“Per esempio dicendo la verità senza diffondere ottimismo, ma neanche il terrore o la paura ingiustificata. Dicendo semplicemente le cose come stanno. Il 65% degli italiani vuole rimanere nell’euro, ma al tempo stesso il 65% degli italiani vota partiti che sono contrari a rimanere nell’euro. Siamo il paese dell’imprenditoria, ma anche quello in cui il lavoro più desiderato dai giovani è un impiego pubblico. Queste contraddizioni, che vanno fatte rilevare, sono parte di un’identità che è diventata confusa. Il modo per ritornare ad avere un senso delle istituzioni e un’identità è che lo stato si riaffermi e riprenda un ruolo importante nella società, investendo su sicurezza, welfare, disuguaglianze e quindi un piano sull’educazione”.

Secondo lei, M5s e Lega vogliono demolire la democrazia e dice anche che sia questo l’unico collante di due movimenti agli antipodi. Perché, però, gli italiani li hanno premiati?
“Perché hanno promesso di cambiare tutto. Dopo 30 anni in cui la classe media si è indebolita e il paese si è indebolito, anche con una gestione oculata che ha fatto il nostro governo, non abbiamo dato la sensazione di capire quanto profonde fossero ormai la delusione e la frustrazione degli italiani. ‘Cambio tutto’ è una promessa che ha attratto molto, ma che non può essere la richiesta che un asteroide ci colpisca. Una promessa che deve essere compresa e soprattutto avere un fondamento razionale e positivo, perché altrimenti succede quello che sta accadendo e cioè che lo spread va alle stelle, l’Italia è ancora a rischio finanziario, le banche sono in difficoltà e i risparmi sono a rischio. Questo non è un cambiamento positivo”.

Si tornerà presto al voto?
“Sì, al massimo dopo le Europee ed è possibile anche prima se la crisi finanziaria peggiorerà. Questa è la mia idea e cioè che Salvini sta mangiando un pezzo di 5 stelle e cercherà di buttarla in caciara così che le cose che non ha fatto non avranno tempo di emergere”.

Parla, invece, di un bilancio positivo della legislatura 2013/18. Renzi e Gentiloni li definisce  i migliori governi della storia italiana in quanto a risultati raggiunti. Il Pd, però, è crollato passando dal 40 al 18%.
“Da un lato ha gestito bene, ma al tempo stesso non ha dato il senso di capire che i cittadini volevano un cambiamento più radicale. In secondo luogo siamo stati arroganti, facendo pensare agli italiani che, in qualche modo, fossimo schierati solo con i vincenti, quelli che dalla globalizzazione e dall’innovazione tecnologica hanno avuto benefici”.

Potrà rinascere e chi potrebbe essere l’artefice di questa operazione?
“La rinascita può avvenire attraverso la costruzione di qualcosa che va oltre il Pd, oltre i suoi rancori e le lotte intestine che non fregano niente a nessun cittadino italiano. La figura di riferimento per me è Gentiloni”.

Lei ha ancora integra la tessera del Pd visto che parla di “un’esperienza deludente è frustrante”.
“Si è ancora integra e quello che sto cercando di fare è di spingerlo su una linea di razionalità che per me vuol dire fare un’opposizione molto più dura e iniziare a lavorare in maniera coordinata, sedersi insieme, mettendo da parte i rancori per essere uniti e costruire alle Europee il fronte repubblicano. Questo è il compito che mi sono dato, se ci riuscirò o meno non lo so, quello che mi fa piacere, però, è che l’idea di costruire una lista che va oltre il Pd, ormai, mi pare accettata sostanzialmente dal Pd per le elezioni del prossimo anno. Questa è la direzione giusta”.

Quali sono gli “orizzonti selvaggi” che ci attendono e come si affrontano?
“Sono quelli della prossima fortissima accelerazione dell’innovazione che farà perdere dal 20 al 50 per cento dei lavori che ci sono oggi e ne farà nascere degli altri. Per riuscire a gestire questa transizione, però, bisognerà fare un investimento enorme e significativo su educazione e competenza. Questa è la prima cosa perché altrimenti sarà la paura a dilagare e con la paura c’è il desiderio di chiudersi e ripiegare. Un desiderio che conduce al baratro. Gli orizzonti selvaggi – conclude Calenda – sono anche una situazione internazionale che, lungi da essere come pensavamo, e cioè tranquilla, è diventata molto più pericolosa”.

Paola Pierdomenico


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