Viterbo – Occupa abusivamente una casa popolare con un bimbo di appena quattro mesi, assolta.
Questa la sentenza del giudice Silvia Mattei per una giovane 24enne di Viterbo, che nel 2013 ha occupato abusivamente un appartamento dell’Ater perché in stato di necessità. Per il magistrato il fatto non costituisce reato.
“Ho commesso un errore”, queste le parole della donna di fronte al giudice. La storia della giovane ha inizio nel 2010 quando, all’età di sedici anni, l’imputata ha intrapreso una relazione sentimentale con un ragazzo, maturando di lì a poco la decisione di andare a convivere.
Una vita semplice dove era il convivente a provvedere economicamente alla stabilità della coppia e dove la stessa ragazza non si preoccupava da dove potessero venire i soldi portati a casa. La svolta nel 2013, quando resta incinta. Pochi mesi dopo la nascita del figlio la scoperta del passato di tossicodipendenza del compagno.
“È dovuto entrare in comunità – ha specificato la 24enne al giudice – mi sono trovata in difficoltà, sola e con un bambino di soli quattro mesi. Potevo soltanto fare affidamento su qualche aiuto da parte dei servizi sociali del comune”.
Solo per necessità, dunque, come sostenuto dalla difesa, la donna avrebbe occupato abusivamente l’alloggio dell’Ater. Il legale ha perciò chiesto il minimo della pena, sottolineando anche l’incensuratezza dell’imputata.
Più severo il pubblico ministero che, pur tenendo conto della particolare situazione in cui versava la giovane all’epoca dei fatti, ha invece chiesto che la 24enne venisse condannata a una multa di 900 euro.
Il giudice Mattei, nell’emettere la sentenza, ha preso atto dello stato di necessità in cui si trovava l’imputata, da poco madre e priva sia di un sostegno affettivo che economico. E’ stata quindi assolta sulla base dell’articolo 530 del codice di procedura pe perché “il fatto non costituisce reato”. Nello specifico è stato richiamato il terzo comma, che fa riferimento ai casi in cui “vi è la prova che il reato è stato commesso in presenza di una causa di giustificazione o di una causa personale di non punibilità ovvero vi è dubbio sull’esistenza delle stesse”.
Maurizia Marcoaldi
