Viterbo – Prescrizione, al via la quattro giorni di astensione dei penalisti. Per quattro giorni, dunque, gli avvocati si asterranno da ogni attività giudiziaria nel settore penale, ad eccezione di quelle che riguardano imputati detenuti in custodia cautelare.
Alla mobilitazione, promossa a livello nazionale, aderisce anche la camera penale “Ettore Camilli Mangani” di Viterbo e in base alle previsione della vigilia l’adesione degli avvocati sarà pressoché totale.
Una protesta, sottolineano i promotori, “contro il populismo giustizialista” in difesa della costituzione e dei diritti della persona.
L’astensione dalle udienze è in programma in tutta Italia da oggi a venerdì 23 novembre, quando ci sarà la grande manifestazione organizzata a Roma dall’Unione delle camere penali italiane.
Per i penalisti italiani è un momento di riflessione che riguarda non solo la comunità dei giuristi, ma il mondo della cultura, della politica e dell’informazione sulla difesa dei diritti della persona riconosciuti dalla costituzione contro la restaurazione giustizialista del processo penale con la riforma della prescrizione.
La ragione è legata alle nuove politiche di governo destinate ad incidere sui meccanismi della giustizia penale. In particolare, a suscitare maggiori preoccupazioni la possibile approvazione del disegno di legge in materia di “Misure di contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione”, all’interno del quale è contenuto l’emendamento governativo per l’abolizione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado.
Attualmente all’esame delle commissioni giustizia e affari costituzionali della camera dei deputati, secondo i penalisti tale disegno di legge rappresenterebbe un progetto ancora più grave rispetto a quello portato avanti nella scorsa legislatura con l’allungamento del tempo necessario a prescrivere per le fasi delle impugnazioni.
L’attuale progetto di riforma, invece, prevedendo la sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado fino al giudicato – senza, tra l’altro, distinguere tra sentenza di condanna o di assoluzione – equivarrebbe ad una ‘sostanziale’ abolizione del detto istituto.

