Viterbo – Se prima d’uscire di casa siamo in grado di conoscere in anticipo che tempo farà, un po’ lo dobbiamo anche a Matteo Meschini. Di Viterbo, ha 32 anni e dal 2012 vive in Germania. È lui che controlla i satelliti che inviano sulla terra le info sul meteo.
Una laurea triennale in Ingegneria Aerospaziale, poi la specialistica in Ingegneria Astronautica e oggi un lavoro lontano dalla Tuscia. È uno degli ingegneri a Eumetsat, l’organizzazione europea per l’utilizzo dei satelliti meteorologici. Una sorta di agenzia spaziale europea, solo che si occupa di satelliti per l’osservazione della terra. Alcuni forniscono le immagini trasmesse in tv durante le previsioni del tempo.
L’azienda si trova a Darmstad, vicino Francoforte, dove Matteo ha messo su casa e famiglia, raggiunto anche da sua moglie Cristina. Un classico esempio di cervello in fuga, anche se Meschini non ama la definizione: “Più che in fuga, direi in movimento”. Un po’ come i satelliti di cui ha la responsabilità, i MeTop. Erano due e a inizio novembre ne è stato messo in orbita un terzo e Matteo era lì a seguire le operazioni.
“Ci forniscono informazioni importanti a livello mondiale – spiega Meschini – non solo dati meteo, ma anche su inquinamento, monitoraggio di situazioni d’emergenza, cambiamenti climatici. In Italia, forniamo i dati all’Aeronautica militare. Di tutte le info raccolte a livello mondiale, il 30% provengono dai nostri satelliti”.
Il compito di Meschini è delicato. “Sono responsabile del regolare funzionamento dei computer di bordo, dei sistemi d’alimentazione e controllo termico. In caso di anomalie, non possiamo andare nello spazio, quindi, se si spegne qualche strumentazione, ci adoperiamo per sistemare la situazione a distanza. Si può effettuare un restart del software o attivare un’unità di riserva, sempre presente”.
Pur trattandosi d’alta tecnologia, i problemi sono sempre dietro l’angolo. “I più frequenti – racconta Meschini – sono dovuti a radiazioni e particelle solari che ogni tanto mandano in tilt i software di bordo, oppure la possibile collisione con la spazzatura spaziale, vecchi satelliti lasciati in orbita incontrollata. In questo ultimo caso, un centro della Nasa c’informa con qualche giorno di anticipo e noi prepariamo una manovra anti collisione, per spostare il satellite in una traiettoria sicura”.
Spetta a Matteo fare in modo che le informazioni dallo spazio arrivino sulla terra. “L’elaborazione scientifica tocca ad altri, il mio ruolo è assicurare la perfetta ricezione. Al Polo Nord c’è una nostra base. Ogni volta che i satelliti ci passano sopra, scaricano i dati. Noi li verifichiamo e poi li giriamo agli scienziati che li analizzano e li distribuiscono ai vari stati”.
A Darmstadt vive da poco più di un anno. “Nei primi cinque anni in Germania ho lavorato al Centro di Controllo Galileo, la costellazione europea dei satelliti di navigazione, vicino Monaco di Baviera. Prima come tecnico, poi sono stato promosso ingegnere delle operazioni e in seguito anche team leader del mio gruppo. Ero responsabile del corretto funzionamento di computer di bordo, orologi atomici ad alta precisione e delle unità di trasmissione del segnale che arriva ai navigatori che tutti usiamo in auto”.
Dopo un anno lo raggiunge la fidanzata, oggi sua moglie. “Cristina è anche lei di Viterbo. Quella che doveva essere un’esperienza all’estero temporanea ora è la nostra nuova vita”.
Anche lei, come Matteo si è diplomata al liceo Ruffini. “È lì che ci siamo conosciuti – ricorda Meschini – poi si è laureata in Grafica e progettazione multimediale a Roma e Design della comunicazione a Milano. Da quando mi ha raggiunto in Germania ha lavorato come art director in alcune agenzie pubblicitarie a Monaco di Baviera e ora a Darmstadt”.
Prima della Germania, Meschini ha tentato la via italiana. “Ho iniziato con una stage in un’azienda a Roma. Dopo sei mesi ho capito che possibilità non ce n’erano e ho iniziato a guardarmi intorno.
In Italia, esistono diverse aziende e organizzazioni, ma ho dovuto fare i conti con un mercato saturo, dove nessuno cerca nuove persone.
Le università Italiane hanno una lunga esperienza nel campo aerospaziale e sfornano un gran numero d’ingegneri d’alto livello, spesso superiore a quello dei nostri colleghi europei, però mancano imprese per assumerli tutti. I pochi posti che si liberano in larga parte vanno a persone che già hanno collaborato con l’azienda, come tesisti o stagisti, oppure a chi ha già esperienza, preferiti a neo laureati”.
In Eumetsat è in buona compagnia. “Qui è pieno d’italiani. Gli ingegneri in arrivo dal nostro paese sono molto apprezzati per il livello di preparazione. Nel mio team di quindici persone, sei siamo italiani, di cui due donne”.
Giuseppe Ferlicca


