Tarquinia – “Se non ci fosse stato lui gli Etruschi sarebbero meno conosciuti”. Ed è per questo che possiamo dire che è stato veramente l’ultimo degli Etruschi”.
Le parole sono di Vittorio Sgarbi, ricordando Omero Bordo.
E’ gremito di gente il duomo di Tarquinia, per salutare questa mattina l’artista tarquiniese morto ieri a 75 anni e per stringersi attorno alla moglie Anna Lucia e alle figlie Daniela e Katia. A rendergli omaggio anche il giornalista Osvaldo Bevilacqua e l’ex sindaco di Civitavecchia Gianni Moscherini.
“Dovevo essere a Venezia per la presentazione di un libro. Ma ho telefonato che non sarei andato. Mi sembrava più giusto essere qui per dire il mio pensiero su una persona che mi era cara sul piano istintivo e umano – dice Sgarbi -. Sono arrivato in tarda serata a Tarquinia e ho alloggiato in albergo. Un portiere gentilissimo mi ha dato il libro ‘Omero, l’ultimo degli etruschi – La mia biografia’. Un’opera bella, che ho letto questa notte, nella quale non nasconde nulla della sua vita”.
Un passato di tombarolo poi messo da parte per essere fiduciario della Soprintendenza, scoprendo la tomba delle Pantere negli anni Sessanta. Fino a diventare un’artista di fama internazionale.
“Credo che sarà mio impegno – afferma il sindaco di Sutri – come amico e uomo delle istituzioni, di ripubblicare questo libro per farlo girare come merita. Perché è un libro che può essere utile per i giovani a capire come sfidare il destino”.
“Omero è stato un genio nella sua semplicità – sottolinea Osvaldo Bevilacqua – Il nostro è stato un rapporto lungo quarant’anni. E’ stato uno dei primi personaggi che ho voluto intervistare e conoscere, per quello che ha rappresentato e fatto, avvicinandoci al mondo degli etruschi proprio con la sua semplicità“.
Quello del giornalista della trasmissione Sereno variabile è un racconto carico di affetto: “Era una persona generosa e sugli etruschi ci capiva veramente tanto più di quanto si possa immaginare. Ci ho tenuto a far emergere che in questo territorio ha vissuto un grandissimo artista”.
Gianni Moscherini ricorda due momenti in particolare. “Il primo quando ero presidente del porto di Civitavecchia e gli diedi l’incarico di realizzare la statua di Traiano – dichiara -. Il secondo, da sindaco, quando gli chiesi di dedicare una statua al vescovo Carlo Chenis, che stesse in mezzo alla gente. Omero scelse di collocarla sul primo gradino della scalinata della cattedrale di Civitavecchia. Il suo negozio non era un negozio normale. Ma mi richiamava in mente le botteghe dell’arte della Firenze rinascimentale. Un luogo aperto al pubblico dove vivere della cultura etrusca”.
Daniele Aiello Belardinelli




