Viterbo – Stalking, 63 denunce nel Viterbese. Il dato, riferito al 2017, è stato elaborato dalla Uil Lazio e dall’Eures in un dossier realizzato sui reati commessi ai danni delle donne in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
In tutto il Lazio le denunce per atti persecutori sono state 1067: circa tre casi al giorno. Alle 63 della provincia di Viterbo, vanno aggiunte le 740 della Capitale (due casi di stalking al giorno), le 136 di Latina, le 107 di Frosinone e le 21 di Rieti. “Questi numeri – spiega la Uil – attestano nel Lazio una crescita quasi costante negli ultimi sei anni, con una flessione solo nel 2015. Nel 2017 si è registrato il valore più alto, con un incremento del 28,6% rispetto al 2015 e del 31,5% nel confronto con il 2012 quando i reati di stalking denunciati in regione sono stati 1062. L’aumento regionale è fortemente trainato da Roma, dove le denunce per atti persecutori sono cresciute del 23,6% tra il 2015 e il 2017 e del 33,3% tra il 2012 e il 2107”.
L’86% delle vittime di stalking è italiano, e in nove casi su dieci le donne sono maggiorenni.
Lo scorso anno, nel Lazio, le denunce per stupro sono state 514, il doppio rispetto al 2000. Di queste 514, 31 (di cui 25 solo nella Capitale) riguardano vittime minori di 14 anni. E ancora: delle 514 violenze sessuali denunciate in tutta la regione, 416 provengono esclusivamente da Roma, dove rispetto al 2016 si registra un aumento del 17,3%. Lo scorso anno nella Capitale c’è stato più di uno stupro al giorno. “Violenze spesso di gruppo – sottolinea la Uil -. Il numero degli autori è infatti di gran lunga superiore a quello delle vittime: 886 stupratori su 405 vittime”.
Dal 2000 ai primi dieci mesi del 2018, le donne uccise nel Lazio sono state 257. In media, 14 vittime all’anno. Un numero , quello dei femminicidi, rimasto costante negli anni, a fronte di un progressivo calo degli omicidi totali e delle vittime di sesso maschile. Questi dati, dopo la Lombardia, collocano la regione al secondo posto in Italia per intensità del fenomeno. “179 donne – evidenzia la Uil – sono state uccise in un contesto familiare o all’interno di una relazione di coppia in essere o conclusa. Questi sono i contesti più a rischio, anche perché ben 110 vittime sono state uccise dal marito, dall’amante o dall’ex”.
Il commento del segretario generale della Uil Lazio, Alberto Civica. “Questi dati fanno rabbrividire e ci fanno comprendere quanto ci sia ancora da fare a tutela dell’universo femminile, vittima non solo di orrendi reati ma anche di una cultura fortemente maschilista che permea oggi più che mai la nostra società, contribuendo ad acuire quelle disparità lavorative, economiche e sociali purtroppo già preesistenti e su cui invece bisognerebbe agire in fretta, creando reti e condizioni concrete e non parole di circostanza.
Va considerato – continua Civica – che, nonostante le donne che sporgono denuncia siano di più che in passato, sono ancora molto forti e diffuse alcune forme di resistenza psicologica, dovute soprattutto alla vergogna, all’esposizione della propria intimità violata, ai sensi di colpa e al rifiuto sociale, che impediscono alla vittima di intraprendere il percorso legale, a volte per molti anni. Primo posto in classifica per la Capitale anche per quanto riguarda i femminicidi: 10 nel 2017 e 6 nei primi dieci mesi del 2018.
Questi dati – conclude Civica – non devono rappresentare solo dei numeri da commentare, ma di cui bisogna tenere assolutamente conto quando si propongono nuovi disegni di legge o si decide di voltare le spalle a chi, quotidianamente, cerca di contrastare questi fenomeni. Mi riferisco al ddl Pillon che impone mediazioni obbligatorie senza considerare i casi di violenza, ma anche allo sfratto della Casa delle donne e di tanti altri centri anti violenza che svolgono un lavoro encomiabile e di pubblica utilità e non possono essere assoggettati alle leggi del mercato. Le vite non hanno prezzo”.

