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Strage di lavoratori in Italia, +8,5% rispetto al 2017

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Operai al lavoro

Operai al lavoro

Mauro Rossato

Mauro Rossato

Viterbo - Il segretario Giancarlo Turchetti

Viterbo – Il segretario Giancarlo Turchetti

Viterbo – (dan.ca.) – Morti sul lavoro, +8,5% rispetto all’anno scorso. Una strage, con 834 vittime in tutta Italia da gennaio a settembre. Lazio in posizione di vertice. Quarto posto a livello nazionale con 46 persone che non hanno fatto più ritorno a casa. Sono rimasti al lavoro. Lasciandoci la pelle.

Roma è invece la provincia in cui si conta il maggior numero di infortuni mortali nei primi nove mesi dell’anno. Trentaquattro decessi in occasione di lavoro. Dopo Roma, ci sono Torino (28), Milano (24), Napoli (20), Genova (19), Bologna (16) e Treviso (13). Prima della regione Lazio, Lombardia (75), Emilia Romagna (68), Veneto e Piemonte (55).

Un’immagine tragica messa nero su bianco dall’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega che per la sua elaborazione ha utilizzato i più recenti dati Inail.

“L’incremento della mortalità è dell’8,5% – spiegano dall’Osservatorio –. Un dato che tradotto in vite umane racconta di 65 vittime sul lavoro in più dello scorso anno. Così gli infortuni mortali nella nostra Penisola nei primi 9 mesi del 2018 sono stati 834, contro i 769 del 2017. E l’emergenza, sebbene sia più marcata in alcune aree del Paese come Lombardia, Emilia Romagna e Veneto non ha confini. Perché si muore da Nord a Sud del Paese coinvolgendo soprattutto lavoratori con esperienza tra i 45 e i 64 anni”.

Gli incrementi di mortalità più significativi rispetto al 2017 vengono registrati in Veneto (20 vittime in più), in Lombardia (+19), in Piemonte e Calabria (+16), in Campania (+15). In Calabria le vittime sono più che raddoppiate (13 nel 2017, 29 nel 2018).

“Numeri agghiaccianti dietro ai quali si celano storie di dolore di centinaia di famiglie che hanno perso padri, madri, figli o figlie – ha sottolineato Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega – e se non bastano le statistiche per capire il dramma, allora è sufficiente digitare le parole ‘morti sul lavoro’ nella Rete per catturare quotidianamente cronache di morti sul lavoro che, agli occhi di chi come noi lavora per la sicurezza nei luoghi di lavoro, sembrano sempre, o quasi, ‘morti annunciate’”.

Osservando il numero degli infortuni si scopre che sono 581 coloro che hanno perso la vita in occasione di lavoro e 253 in itinere. Intanto c’è sempre una media di mortalità a dir poco inquietante nel nostro Paese: ogni mese 93 vittime, ovvero 23 lavoratori che ogni settimana perdono la vita in Italia; 74 le donne decedute nel 2018. Gli stranieri morti sul lavoro da gennaio a settembre 2018 sono 136 (lo scorso anno erano 120). Sempre la Lombardia, poi, in cima alla graduatoria anche con il più elevato numero di vittime in occasione di lavoro (75 decessi). Seguono: Emilia Romagna (68), Veneto e Piemonte (55), Lazio (46), Toscana (45), Campania (43), Sicilia (30), Liguria (27), Calabria (24), Puglia (23), Friuli (19), Abruzzo (16), Sardegna (13), Basilicata (11) Marche (10), Molise (9), Trentino Alto Adige (7) e Umbria (5).

“Una strage che non risparmia nessuno – ha commentato il segretario regionale della Uil Viterbo Giancarlo Turchetti -. Una tragedia dovuta essenzialmente al mancato rispetto delle regole sulla sicurezza a sua volta strettamente connesso con le condizioni di precariato in cui molto spesso le persone sono costrette a vivere e lavorare. Il sindacato monitora continuamente le condizioni di lavoro, ma capita sempre più di frequente che gli incidenti si verifichino proprio laddove mancano le forme di partecipazione e democrazia. In sintesi laddove il sindacato non riesce ad arrivare”.

Il settore in cui si conta il maggior numero di vittime in occasione di lavoro è quello delle costruzioni (con 90 decessi) seguito dal settore dei trasporti e magazzinaggi che fa rilevare 74 morti e dalle attività manifatturiere (72) mentre nel commercio, riparazione di autoveicoli e motocicli i morti sono 28.

Quasi la metà delle 834 vittime in Italia aveva un’età compresa tra i 50 e i 64 anni.

Per quanto riguarda le rilevazioni degli infortuni totali (compresi quelli in itinere) è infine sempre Roma a condurre le fila (47), seguita da Torino (35), da Milano (34), Napoli (26), Foggia e Genova (23), Bologna (20), Verona (19), Bergamo, Padova e Treviso (16), Cuneo e Venezia (15).

Daniele Camilli


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