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Viterbo – (g.f.) – Turisti, aumentano le presenze ma cala la permanenza. Lo testimoniano gli incassi della tassa di soggiorno fino ad agosto. Per la prima volta a Viterbo da quando è stata introdotta, fa registrare una flessione.
Mentre si discute d’estenderla anche agli alloggi per uso turistico, l’assessora allo Sviluppo economico Alessia Mancini diffonde gli ultimi dati.
“La permanenza media cala – tuona Chiara Frontini (Viterbo 2020) dall’opposizione – ma soprattutto non è questo il tipo di turismo su cui puntare. Oltretutto, il comune non deve utilizzare le entrate derivanti dall’imposta per finanziare manifestazioni ricorrenti, ma su investimenti strutturali nel turismo. Che ci sia un calo è un dato rilevante, per le ricadute economiche sulla città”.
Sul dato secco delle entrate, la flessione è pure l’effetto di sconti che la precedente amministrazione ha deciso di applicare. Uno fra tutti ai gruppi. “Non capisco – sostiene il capogruppo FdI Paolo Bianchini – perché in qualsiasi città i gruppi pagano e a Viterbo hanno un trattamento diverso.
Non lo capisco, anche in relazione a quanto lasciano come introito in città. Qualcosa al limite del ridicolo. Una famiglia numerosa versa per intero la quota e non è così per i gruppi. Non capisco”.
Glielo prova a spiegare Gianmaria Santucci: “È una marchetta – osserva Santucci – c’è un solo albergo in città che lavora con i gruppi”.
A prescindere dalle ragioni, la flessione c’è e Giacomo Barelli (Viva Viterbo) sa chi chiamare in causa: “La gestione tutt’altro che positiva dell’allora assessora Sonia Perà – osserva Barelli – quando furono introdotte le riduzioni lo dicemmo, non sarebbero state positive. E oggi si vedono i risultati, per la prima volta, l’imposta finora sempre in crescita, cala.
La proposta di modifica la regolamento, per aggiungere anche alloggi a uso turistico, un centinaio a Viterbo, fra le strutture tenute al versamento dell’imposta di soggiorno è un adempimento di legge, con il decreto legge dell’aprile 2017.
“Si tratta di un atto dovuto – spiega l’assessora Mancini – questa situazione genera elusione da parte di queste strutture che adesso non pagano”. Proposta approvata in prima commissione.
E se il consigliere Alvaro Ricci (Pd) propone che per i versamenti il comune si doti di un portale, per facilitare le strutture e avere sotto controllo la situazione, per l’assessore Marco De Carolis (Turismo) l’importo pagato a Viterbo dai turisti è basso. “In città meno attrattive della nostra – osserva De Carolis – si paga molto di più. Si tratta di entrate che poi ritornano, da investire nel settore”.
Il ragionamento fila, però Massimo Erbetti (M5s) frena: “Auspico che l’assessore, prima di proporre l’aumento dell’imposta, ci presenti un progetto per capire cosa intende fare. Non è che i visitatori possano essere considerati solo come limoni da spremere”.
Un freno alla proposta dell’assessore arriva pure dalla sua stessa maggioranza. “L’imposta – osserva Valter Rinaldo Merli (Lega) – è in linea con le altre città italiane. Un rincaro potrebbe creare problemi con l’arrivo di turisti e generare un circolo negativo. Quindi, bene l’imposta ma così com’è oggi. Senza aumenti”.
Gianluca Grancini, stesso partito dell’assessore De Carolis (FdI), dissente: “Credo che nessuno prima di partire per un viaggio controlli quanto costi l’imposta. Comunque, altrove costa molto di più”.
Il turista paga, ma riceve un servizio adeguato? Per Antonio Scardozzi (Lega) non proprio: “Appena arriva, il visitatore chiede un bagno, dei servizi. A Viterbo dove va, da Schenardi? E poi le pulizie. La città deve essere pulita”. Siamo all’abc, ma come dargli torto?


