Viterbo – Genio e sregolatezza, depositate le motivazioni della sentenza con cui lo scorso 30 aprile il tribunale di Viterbo ha inflitto sei condanne e disposto due assoluzioni per gli otto indagati del filone principale della maxinchiesta della procura su un presunto giro di appalti truccati da una cordata di imprenditori con la complicità di pubblici amministratori e die due funzionari del genio civile.
“Risulta indubitabile come nel corso del dibattimento – scrivono i giudici del collegio in un faldone di oltre 200 pagine – sia emerso, tra il 2009 e il 2011, un preoccupante sistema di gestione degli appalti pubblici nella provincia di Viterbo. Sistema connotato da vicinanza e familiarità tra un gruppo di imprenditori interessati alle gare e funzionari pubblici preposti alle procedure; dalla volontà di una ristretta cerchia di imprenditori di operare, con collusioni e accordi clandestini, ai fini di distribuirsi le commesse”.
Tutti arrestati nel doppio blitz della forestale dell’autunno 2012, sono stati assolti l’ex assessore di Graffignano Luciano Cardoni e l’imprenditore Giuliano Bilancini. Complessivamente sono state invece inflitte condanne per dieci anni, anche se con pene dimezzate rispetto alle richieste dell’accusa: 3 anni e 9 mesi (invece che 6 anni e 9 mesi) al funzionario del genio civile Roberto Lanzi; 2 anni e 2 mesi all’ex sindaco di Graffignano, Adriano Santori; un anno e 6 mesi al funzionario del genio civile Gabriela Annesi; un anno e 6 mesi all’imprenditore Fabrizio Giraldo; un anno all’imprenditore Luca Amedeo Girotti; 6 mesi all’imprenditore Angelo Anselmi.
Colpisce anche il collegio il presunto gergo usato dagli imputati per gli accordi collusivi: “una cartolina dal lago”, per l’invito a partecipare a una gara del Comune di Bolsena; “lettera di ringraziamento”, per intendere la rinuncia a partecipare alla gara; “la cena viene a costare 32 a persona”, per intendere il ribasso; “nel vaso mettici un fiore da 3,10 euro”, per indicare la percentuale di ribasso.
La Annesi è stata anche condannata a risarcire in solido col collega Roberto Lanzi le due parti civili su quattro cui sono stati riconosciuti i danni dal collegio presieduto dal giudice Maria Luparelli: 10mila euro al Comune di Vignanello e 20mila euro alla Regione Lazio. Niente alla Provincia di Viterbo e all’impresa edile del Poggino.
Riguardo al presunto deus ex machina Roberto Lanzi: “E’ emerso lo svolgimento da parte di un soggetto pubblico di attività privatistica parallela rispetto al suo ruolo istituzionale e prestata, dietro lauto compenso, soprattutto in favore di un ente, il Cost, che raggruppava molti dei soggetti interessati alle gare. Si è trattata, dunque, di attività realizzata in una posizione di totale conflitto di interesse”.
Annesi e Lanzi sono stati inoltre interdetti rispettivamente per un anno e cinque anni dai pubblici uffici. Per Lanzi, infine, è stata applicata la pena accessoria della “declaratoria di estinzione del rapporto di impiego con l’amministrazione di appartenenza”.
Hanno pesato le intercettazioni ambientali e telefoniche: “E’ stato possibile svelare – spiegano i giudici – la presenza di una strutturata relazione tra alcuni imprenditori del Viterbese adusi a coordinarsi al fine di influenzare l’iter delle gare indette dagli enti locali della zona, concordando il contenuto delle offerte da presentare ovvero il numero delle stesse, stabilendo una sorta di ‘rotazione’ tra le singole imprese quanto alle aggiudicazioni finali”.
Hanno tempo fino a sabato 8 dicembre per ricorrere in appello sia l’accusa che le difese. Lo avevano preannunciato, riservandosi di leggere le motivazioni della sentenza, i difensori Carmelo Ratano per Lanzi (assolto per undici capi di imputazione, prescritti due) e Samuele De Santis per la Annesi (assolta da quattro capi d’imputazione su sei). “La mia assistita, condannata a una pena ben al di sotto della soglia per la sospensione condizionale, ha subito due arresti – aveva sottolineato De Santis – nel merito ci siamo confrontati con accuse gravissime da cui è stata pienamente assolta, senza alcuna prescrizione. Faremo appello anche per i due capi per cui è stata condannata. E contro le pene accessorie”.
Silvana Cortignani

